Nuove tasse, ben nascoste

Marino Longoni per ItaliaOggi

Una legge di stabilità che prova a buttare il cuore oltre l’ostacolo: ma siccome con i numeri non si può barare, il risultato è alquanto goffo. Nella presentazione della legge di stabilità il governo aveva anche provato a sostenere che per la prima volta non si introducevano nuove tasse ma si restituivano soldi agli italiani. Ma non è proprio così. Le nuove tasse ci sono, eccome, anche se si è utilizzata grande cura per nasconderle alla vista del popolino. In realtà sono più numerose le disposizioni favorevoli ai contribuenti. Numerose ma senza grande impatto.

Comunque la nota prevalente di questa manovra è il rinvio di tutte le questioni più importanti, quelle che veramente avrebbero potuto imprimere una svolta al paese. Non ci sono i tagli alla spesa pubblica, le privatizzazioni sono ridotte a termini insignificanti, il riordino delle detrazioni fiscali è rinviato all’anno prossimo, idem per la local tax. La legge di stabilità avrebbe potuto essere l’occasione per rafforzare l’appeal della voluntary disclosure che nell’attuale versione è troppo complicata, ambigua e costosa per attirare l’interesse della gran massa di coloro che hanno all’estero patrimoni non dichiarati. A parte alcuni casi come quelli dei beni ereditati o posseduti da molti anni, oppure di importo inferiore ai 2 milioni di euro, per gli altri si tratterebbe di un salto nel buio con costi vicini all’esproprio. Una medicina troppo difficile da digerire anche in mancanza di valide alternative al rimpatrio. Ma è mancata la volontà politica per approfittare di un’occasione irripetibile per fare cassa e ricapitalizzare il paese con i 200/300 miliardi detenuti all’estero dai contribuenti italiani.

Tra gli incentivi più interessanti indubbiamente l’estensione del bonus degli ottanta euro che da misura temporanea diventa permanente e il patent box, cioè la detassazione fino al 50% dei redditi derivanti dall’utilizzo delle opere dell’ingegno (in primo luogo marchi e brevetti) con l’obiettivo di far rientrare in Italia le società, attualmente allocate in paesi a tassazione ridotta, che gestiscono queste attività. E’ un’idea brillante, che potrebbe riportare in Italia non solo le royalties prodotte dalle aziende del Belpaese, ma anche quelle prodotte in paesi con una fiscalità meno vantaggiosa. Le altre norme di favore sono modeste misure di sostegno a settori particolari, che costano poco ma che certamente non daranno alcuno stimolo al miglioramento della congiuntura economica.