Mps crolla in Borsa, ora vale meno dell’aumento di capitale 2015

Mps sempre più in picchiata a Piazza Affari. Le azioni, che stanno precipitando verso la soglia dei 46 centesimi, sono state sospese per la seconda volta in asta di volatilità, facendo segnare un ribasso teorico del 7,3% a 0,4617 euro.
La capitalizzazione della banca scende così a 2,35 miliardi, vale a dire meno dell’ammontare massimo di 2,5 mld di euro dell’aumento di capitale che verrà effettuato nel 2015. Sostenuti i volumi in borsa: sono passati di mano 79,2 mln di pezzi (1,54% del capitale), a fronte di una media giornaliera degli ultimi 30 giorni di circa 70 mln.

Dal quando è stato reso noto il risultato del Comprehensive assessment, che ha visto il Monte dei Paschi uscire come la banca con lo shortfall maggiore fra le 130 banche europee esaminate, il titolo ha dimezzato il suo valore.

Tra i fattori che guarda il mercato e che ricorrono nelle considerazioni degli analisti ci sono le stime su quanti accantonamenti per perdite su crediti farà la banca nell’ultimo trimestre, considerando che mancano ancora circa 3 miliardi di svalutazioni lorde dal conteggio fatto in sede di Asset quality review. Finora la banca non ha deciso quanto svalutare sul quarto trimestre, valutarà questa voce anche nel corso dei colloqui in corso con la vigilanza di Francoforte. Nei primi nove mesi la banca ha svalutato per 1,17 miliardi, coprendo quanto emerso nella credit file review della Bce. Ma considerando anche le proiezioni (projections of finding) e le svalutazioni collettive (collective provisioning review), restano ancora 3,05 miliardi di svalutazioni secondo il calcolo emerso con l’AQR.

Poi c’è l’attesa per la valutazione finale della Bce sui piani di copertura dello shortfall da 2,1 miliardi, che la banca ha detto che coprirà con un aumento da 2,5 miliardi ed altre azioni di capital management per 220 milioni. Il consiglio di vigilanza di Francoforte ha dato una prima valutazione positiva e ora si attende il via libera finale al piano, a partire da inizio gennaio. Mps aspetta di sapere se verrà accolta la richiesta di mitigazione dello shortfall per 390 milioni per considerare gli utili operativi stimati nel 2014. Finora, a parte articoli di stampa non confermati che dicono che Bce sarebbe orientata ad accogliere solo in parte la richiesta, non ci sono commenti ufficiali.

Infine il timing dell’aumento e la prospettiva, più volte indicata dai vertici aziendali, di una contestuale ricerca di un partner strategico con cui valutare un merger, anche straniero. L’AD Fabrizio Viola ha detto che per l’aumento di sono due finestre, a marzo e a maggio. Il presidente Alessandro Profumo ha indicato per la fine di luglio il termine per l’aumento – sarebbero nove mesi contando dal 26 ottobre – e ha detto che per una possibile fusione non ci sono tratttative in corso.

Non è comunque ancora chiaro se i nove mesi entro i quali Mps deve coprire lo shortfall si contino da ottobre – quando fu resa nota l’entità dell’ammanco – oppure da quando la banca otterrà il via libera della Bce. Tra l’altro, quando arriverà il via della Bce, servirà probabilmente un passaggio anche a Bruxelles visto che il piano comporta una variazione di quello approvato da Bruxelles per concedere l’aiuto di Stato.