Borsa: Cina scatena panico su borse Asia, paura per economia. Milano regina d’Europa

Ansa

La crisi delle borse cinesi inizia a fare davvero paura. Il rischio che lo scoppio di una gigantesca bolla speculativa contagi l’economia del colosso asiatico e, a catena, quella mondiale, ha affossato tutte le borse asiatiche, con fenomeni di vero ‘panic selling’ su Hong Kong, dove l’indice Hang Seng ha subito un crollo che non si vedeva dai tempi del fallimento di Lehamn Brothers. I listini cinesi hanno vissuto un’altra giornata drammatica, in cui l’onda delle vendite ha travolto gli argini che il governo cinese si sta sforzando di erigere. Almeno 1.331 società quotate alle borse di Shanghai e Shenzhen si sono sospese dalle contrattazioni per evitare il tracollo. Altri 747 titoli sono stati ‘congelati’ dopo aver infranto il limite del 10% al ribasso. Risultato: bloccata l’operatività sul 72% del mercato in termini di capitalizzazione. A fine seduta Shanghai ha chiuso in calo del 5,9% e Shenzhen del 2,5%. E il conto sarebbe stato ancora più salato se milioni di cinesi che volevano vendere – operai, impiegati e contadini attirati sul mercato dalla prospettiva di guadagni facili e dal mare di liquidità messa a disposizione dalle autorità – non fossero stati impossibilitati a farlo. Travolta anche Hong Kong (-5,8%), sul cui listino sono quotate molte società cinesi, mentre il ‘contagio’ ha iniziato ad allungarsi su Tokyo (-3,1%), Taiwan (-3%), Sydney (-2%) e sugli altri listini dell’area.
Milano regina d’Europa dopo discorso Tsipras – Piazza Affari ha parzialmente recuperato lo scivolone delle ultime 4 sedute (-8,77% complessivo), risalendo oggi del 2,64% a 21.512 punti. L’indice Ftse Mib si è comunque mantenuto al di sotto dei 21.600 dello scorso lunedì 6 luglio, ma al di sopra dei 20.958 punti di ieri. Brillanti gli scambi, scesi però a 3,5 miliardi di euro di controvalore, contro i 4,1 miliardi di lunedì. La Piazza che più ha sofferto per la Grecia dopo il voto di domenica scorsa sull’accordo con l’ex-Trojka, è quella che oggi ha guadagnato di più, in assenza anche del diretto interessato. La Borsa di Atene infatti è chiusa dallo scorso 26 giugno e lo sarà fino a quando non riapriranno le banche, la cui chiusura è stata prorogata per ora fino a venerdì 10 luglio. Gli acquisti hanno interessato i bancari Mps (+5,76%), Bper (+5,67%), Bpm (+5,42%), Intesa (+3,58%) e Unicredit (+3,39%). Effetto Vivendi su Telecom (+4,5%), dopo che l’Ad del Gruppo francese Arnaud De Puyfontaine non ha smentito ipotesi di stampa di un possibile rafforzamento oltre il 14,9% già posseduto. Favorita di rimando anche Mediaset (+5,47%). In rialzo poi Enel Gp (+5,84%), Finmeccanica e Saipem (+4,28% entrambe). Scivolone invece per Tod’s (-3,71%) e Ferragamo (-1,97%), uniche eccezioni, insieme ad Atlantia (-0,33%), Pirelli (-0,27%) e Wdf (-0,1%) in un paniere completamente in rialzo. Brillanti tra i titoli a minor capitalizzazione Zanetti (+6,07%) e Gabetti (+6,07%), quest’ultima all’indomani di un accordo con la britannica Savills.La crisi delle borse cinesi inizia a fare davvero paura. Il rischio che lo scoppio di una gigantesca bolla speculativa contagi l’economia del colosso asiatico e, a catena, quella mondiale, ha affossato tutte le borse asiatiche, con fenomeni di vero ‘panic selling’ su Hong Kong, dove l’indice Hang Seng ha subito un crollo che non si vedeva dai tempi del fallimento di Lehamn Brothers. I listini cinesi hanno vissuto un’altra giornata drammatica, in cui l’onda delle vendite ha travolto gli argini che il governo cinese si sta sforzando di erigere. Almeno 1.331 società quotate alle borse di Shanghai e Shenzhen si sono sospese dalle contrattazioni per evitare il tracollo. Altri 747 titoli sono stati ‘congelati’ dopo aver infranto il limite del 10% al ribasso. Risultato: bloccata l’operatività sul 72% del mercato in termini di capitalizzazione. A fine seduta Shanghai ha chiuso in calo del 5,9% e Shenzhen del 2,5%. E il conto sarebbe stato ancora più salato se milioni di cinesi che volevano vendere – operai, impiegati e contadini attirati sul mercato dalla prospettiva di guadagni facili e dal mare di liquidità messa a disposizione dalle autorità – non fossero stati impossibilitati a farlo. Travolta anche Hong Kong (-5,8%), sul cui listino sono quotate molte società cinesi, mentre il ‘contagio’ ha iniziato ad allungarsi su Tokyo (-3,1%), Taiwan (-3%), Sydney (-2%) e sugli altri listini dell’area.