Exor studia la vendita di Cushman & Wakefield
di Rosario Murgida (grande!) per Milano Finanza
Exor avrebbe deciso di mettere in vendita la partecipazione detenuta nel capitale di Cushman & Wakefield, una delle maggiori società di servizi immobiliari al mondo. Lo hanno riferito fonti informate dei fatti alla Dow Jones Newswires, sottolineando che la holding finanziaria della famiglia Agnelli avrebbe affidato a Goldman Sachs e Morgan Stanley l’incarico di cercare un acquirente per Cushman & Wakefield. Exor preferirebbe cedere il controllo della società immobiliare non ad una diretta concorrente, hanno aggiunto ancora le fonti.
Secondo gli analisti del settore immobiliare, Cushman & Wakefield potrebbe valere fino a 2 miliardi di dollari. Exor ha acquistato il 67,5% della società statunitense otto anni fa per 565,4 milioni di dollari e oggi detiene l’81%. Cushman, terza maggior società di servizi immobiliari al mondo dietro la californiana Cbre Group e la Jll di Chicago, ha chiuso il 2014 con un ebitda di 163 milioni di dollari. Il forte aumento delle operazioni di M&A nel settore hanno spinto i valori delle transazioni a oltre 10 volte l’ebitda. Una cessione a multipli del genere sarebbe una rivincita per la famiglia Agnelli, diventata proprietaria di Cushman alla fine del 2006, poco prima della crisi finanziaria. Durante i primi anni della crisi, Cushman ha subito perdite e continui rimpasti manageriali in scia al rallentamento delle transazioni immobiliari. Da allora, però, i valori degli immobili commerciali ha assistito a un forte rimbalzo in un contesto di bassi tassi di interesse. Gli investitori stanno pagando prezzi record per edifici direzionali, negozi, alberghi e altre proprietà nella convinzione che i rendimenti siano superiori a quanto garantito per esempio dalle obbligazioni e che il mercato immobiliare sia meno volatile di quello azionario.
L’aumento delle vendite ha a sua volta spinto al rialzo le commissioni di intermediazione per le società di servizi e quindi attratto ancor di più gli investitori a entrare nel settore. Le azioni di Cbre si sono avvicinate ieri al loro picco del 2007, mentre Jll ha chiuso appena sotto il suo massimo storico.
Allo stesso tempo, grandi società di investimento stanno cercando di acquisire società di servizi immobiliari. L’anno scorso, una joint venture guidata dal colosso del private equity Tpg ha pagato 1,05 miliardi dollari per la Dtz di Chicago, poi fusa con Cassidy Turley, una società di Washington del valore di 600 milioni. Bgc Partners ha investito pesantemente per espandere le attività di Newmark Knight Frank Grubb, mentre a inizio mese FirstService Corp. ha annunciato l’intenzione di scorporare la propria divisione Colliers International per quotarla in Borsa.
Anche Cushman ha beneficiato della ripresa del mercato e di una maggior stabilità manageriale dopo un periodo di tensione. L’esperienza degli Agnelli con Cushman risale alla metà degli anni 1980, quando la famiglia ha acquisito una partecipazione di minoranza in Rockefeller Group Inc., allora proprietaria proprio di Cushman. Rockefeller Group successivamente è stata acquistato da Mitsubishi Estate Co., ma nel 2006 gli Agnelli hanno acquisito da Mitsubishi il 67,5% di Cushman, di cui oggi i dipendenti detengono il 19%.
La recessione del 2008 ha colpito duramente l’azienda immobiliare. Cushman ha registrato una perdita di 127 milioni di dollari nel 2009 e ha sofferto l’uscita di una serie di broker di primo piano. Nel 2010, la società ha assunto un esperto di turnaround, Glenn Rufrano, per il ruolo di amministratore delegato. Rufrano ha migliorato le performance ma si è scontrato con il direttore operativo di Exor , Shahriar Tadjbakhsh, un ex dirigente di Goldman Sachs, che ha giocato un ruolo di primo piano nella supervisione della società immobiliare. Rufrano ha quindi lasciato la società a sorpresa nel 2013 prima della conclusione del mandato in seguito a una disputa generata dal suo desiderio di reinvestire i profitti di Cushman piuttosto che remunerare Exor .
Da allora si è scatenata una raffica di cambiamenti manageriali con l’arrivo per il ruolo di amministratore delegato dell’ex dirigente di Goldman Sachs Edward Forst. Tadjbakhsh ha lasciato Exor e John Elkann, numero uno di Exor , è diventato presidente di Cushman. La ricerca di un nuovo proprietario per Cushman sarà seguita proprio da Forst, favorevole alla vendita perché è fiducioso che un acquirente possa accelerare l’espansione della società, hanno precisato le fonti.
Forst e i dirigenti di Exor non sono interessati a una quotazione perché credono che Cushman possa essere più competitiva in mani private e non sono disposti a parlare con i concorrenti perché ritengono che molto del valore della società sia nel suo marchio e nella cultura costruita in 98 anni di storia.
Un portavoce Cushman ha sottolineato che la società e la controllante “cercano continuamente modi per migliorare ulteriormente il business, creare valore e accelerare ulteriormente” i loro piani. “Non c’e’ attualmente nessuna transazione da rivelare, né alcuna garanzia che tale revisione può portare a qualsiasi transazione”. Per il momento Exor ha chiarito “che l’analisi delle possibili alternative riguardanti le società del suo portafoglio – incluse cessioni, fusioni, acquisizioni e ogni altra opzione finanziaria e strategica – fa parte integrante della propria normale attività di società d’investimento. Al momento non ci sono transazioni da comunicare né vi è alcuna garanzia che l’analisi in corso si concluda con una transazione riguardante Cushman & Wakefield”. Più di una mezza conferma.
Exor guadagna lo 0,8% a 39,8 euro. Gli analisti di una primaria casa d’affari italiana evidenziano che, secondo le indiscrezioni, il 100% di Cushman & Wakefield verrebbe valutato 1,76 miliardi, “nettamente superiore alla nostra valutazione della quota pari a 620 milioni e al valore di 586 milioni indicato dalla società a fine 2013. Il valore implicito della quota di Exor “se C&W fosse ceduta a 1,76 miliardi sarebbe di 1,4 miliardi e quindi nettamente superiore alla nostra valutazione attuale con un effetto positivo di circa il 6% sul Net Asset Value. Riteniamo che l’operazione sarebbe positiva per Exor “.