Il Nyt si amplia in Europa: super-redazione per l’online a Londra

Il New York Times si prepara a raffozare la sua presenza in Europa, e lo fa sbarcando in grande stile a Londra e puntando tutto sul giornalismo digitale. Come riferisce il Guardian, il quotidiano americano ha preso in affitto un nuovo quartier generale a Bloomsbury e dovrebbe trasferirvi almeno 100 dipendenti dal 2015 per potenziare la sua redazione digitale e le edizioni internazionali del giornale. Oltre 800 metri quadrati, con un cortile interno (“un’oasi di calma nella frenesia della città”, recita l’annuncio dell’agenzia immobiliare che gestisce l’immobile).

Il ridislocamente non mette in discussione gli uffici parigini del giornale, sede storica dell’International Herald Tribune (ora International New York Times), e delle edizioni internazionali. L’ipotesi del New York Times, spiega il Guardian, è semplicemente che Londra sia strategicamente una location più adatta per la copertura delle notizie europee.
Il Nyt licenzia e si rafforza in Europa: mega-redazione digitale a Londra
Gli interni della nuova redazione

Ma una scelta logistica di questa entità può avere anche il significato di un messaggio di linea editoriale ben precisa: raccogliere la sfida lanciata proprio dal Guardian con la rotta intrapresa negli ultimi due anni: ovvero aggiudicarsi il ruolo di primo quotidiano online di lingua inglese di carattere globale. Con il suo massiccio allargamento a New York (e l’apertura di un’edizione australiana) il quotidiano londinese – che proprio in questi giorni sta scegliendo il successore di Alan Rusbridger, artefice di questa svolta – si è messo direttamente in concorrenza proprio con il Nyt sul mercato dell’informazione digitale e della ricerca di nuovi tool giornalistici online. Il New York Times sembra ora rispondere trasferendo fisicamente parte della sua redazione digitale proprio a Londra. Ed è di questi ultimi giorni anche l’annuncio di un altro sbarco in forze in Europa: quello di Politico, testata praticamente tutta online (tranne un foglio gratuito distribuito al Congresso), che sta lanciando in questi giorni l’edizione europea, basata a Bruxelles in partnership con l’editore tedesco Axel Springer.

La mossa arriva in contemporanea con un periodo molto difficile per la testata americana, che ha avviato quest’anno una serie di tagli pesanti del personale, per redistribuire le risorse proprio investendo sul digitale e sue nuove professionalità del settore. Il piano di ristrutturazione avviato in ottobre aveva quasi raggiunto il numero auspicato di cento uscite volontarie, ma pochi giorni fa la proprietà ha deciso di procedere d’ufficio tagliando il posto di lavoro di un’altra ventina di dipendenti.

“Nonostante il target prefissato di cento esuberi e pur avendo concordato pacchetti di buonuscita per 87 dipendenti, oggi la Newspaper Guild of New York è stata informata che per altri del personale si procederà al licenziamento”, ha fatto sapere il sindacato. In un messaggio allo staff il direttore Dean Baquet, che nei mesi scorsi ha preso il posto in maniera turbolenta dalla prima donna al timone del giornale, Jill Abramson, ha detto che il processo si chiuderà in settimana: “Si conclude un periodo doloroso. Oggi diremo addio a colleghi di valore e amici. E’ difficile per tutti”. Più difficile, soprattutto, per i licenziati, informati di punto in bianco che se ne andranno a casa con appena due settimane di stipendio, che aumenta con l’anzianita” di servizio a 15 settimane per chi ha lavorato almeno 20 anni con il giornale.

L’anno scorso il New York Times aveva già tagliato 30 posti di lavoro. I licenziamenti chiudono un anno difficile per il quotidiano della famiglia Sulzberger: al di là del brusco cambio della guardia alla guida del giornale, con il licenziamento in tronco e senza mezze misure della Abramson, una serie di nuovi prodotti e app lanciati per testare nuovi mercati si erano rivelati insoddisfacenti. Il piano di ristrutturazione era stato messo a punto nel tentativo di contenere i costi, far fronte alla crisi dell’editoria e rilanciare il progetto aziendale di posizionamento sul digitale riducendo l’attuale forza lavoro di 1.330 dipendenti tra giornalisti e amministrativi.