febbraio 03

STEPCHILD ADOPTION. SIGNIFICATO E CHIAREZZA

1. Cos’è la «stepchild adoption»?

Letteralmente «adozione del figliastro», è il meccanismo che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno. Possibilità che il ddl Cirinnà sulle unioni civili prevede anche per le coppie omosessuali.

2. Una coppia omosessuale potrebbe adottare un bambino?

Non se figlio di genitori terzi (come intesa nel senso comune l’adozione tout court : una coppia che adotta un bambino). Deve essere, appunto, già figlio di uno dei partner.

3. È già prevista oggi per le coppie eterosessuali?

La legge che regola le adozioni, del 1983, prevede «casi particolari» (Titolo IV). Tra cui, appunto, la possibilità che il membro di una coppia diventi genitore del figlio, anche adottivo, del coniuge: decide il tribunale e vale per coppie sposate da almeno tre anni (o che convivono more uxorio da almeno tre anni, ma sposati al momento della richiesta). Il testo Cirinnà punta ad estendere questa possibilità alle unioni civili «tra persone dello stesso sesso» (articolo 5).

4. Cos’è l’affido «rinforzato»?

La proposta di alcuni parlamentari cattolici del Pd è di sostituire la stepchild adoption con un affido in forma speciale: che duri fino al compimento della maggiore età del ragazzo (senza dover essere rinnovato ogni due anni); a 18 anni il ragazzo potrà scegliere l’adozione (prima, in caso di morte del genitore legale).

5.Qual è la differenza?

Con l’affido non si diventa genitori del figlio del partner. Lo status non è definitivo: il membro della coppia che prende in carico il figlio dell’altro può sempre decidere di non mantenere la responsabilità genitoriale.

6. Quali sono i limiti dell’adozione «del figliastro»?

Il bambino diventa figlio del genitore «sociale», ad esempio la seconda mamma compagna della madre che l’ha partorito (o adottato in una precedente unione: l’adozione legittima non è prevista per i single), ma non entra nella linea familiare. Non vedrà cioè riconosciuti né i nonni, né gli zii, né eventuali cugini dalla parte del genitore «sociale».
Fonte: Corriere della Sera