Intercettazioni, il Garante privacy scrive a Renzi: “No a pesca a strascico nelle vite degli altri”

da Repubblica

In un contesto in cui la privacy è “sempre più soccombente”, è “necessario un riequilibrio nei rapporti tra esigenze investigative, informazione e riservatezza, che garantisca a quest’ultima una più adeguata tutela”. E’ il senso della lettera che il Garante della privacy, Antonello Soro, ha inviato oggi al premier Renzi sul tema intercettazioni.

Nella lettera al presidente del Consiglio, il Garante auspica che “Parlamento e Governo vogliano farsi carico di quest’esigenza, coniugando gli aspetti della correttezza e lealtà dell’informazione e della riservatezza nelle indagini, nel rispetto del principio di proporzionalità tra privacy e mezzi investigativi ribadito, anche recentemente, dalla Corte di giustizia, per evitare quella ‘pesca a strascico’ nelle vite degli altri in cui degenera l’utilizzo indiscriminato delle intercettazioni. Va quindi garantita – eventualmente anche rimodulandone le scansioni temporali – una più puntuale selezione del materiale investigativo, assicurando, nel doveroso rispetto dei diritti della difesa, che negli atti processuali non siano riportati interi spaccati di vita privata (delle parti ma soprattutto dei terzi), del tutto estranei al tema di prova. Si tratta di un passaggio importante. E’, infatti, anche sulla garanzia della privacy che si misura, oggi più di ieri, la qualità della nostra democrazia, tanto più in un ordinamento, quale il nostro, fondato sul primato della persona umana”.

In particolare, Soro sottolinea come oggi “il diritto alla riservatezza delle parti e dei terzi, a qualunque titolo coinvolti nel procedimento”, sia “sempre più soccombente in un contesto di generale mediatizzazione dei processi, che altera profondamente tenuta e senso della disciplina vigente. È pertanto necessario un riequilibrio nei rapporti tra esigenze investigative, informazione e riservatezza, che garantisca a quest’ultima una più adeguata tutela”.

Di fronte al dilagare del “processo mediatico”, avverte il Garante, “emerge con forza l’esigenza di un’adeguata selezione delle notizie da diffondere. La pubblicazione di atti di indagine dovrebbe rispondere a finalità di interesse pubblico e non a tensioni voyeuristiche, nella consapevolezza che non tutto ciò che è di interesse del pubblico è, necessariamente, anche di pubblico interesse. Ciò vale soprattutto per le intercettazioni: risorsa investigativa fondamentale, ma che – proprio in quanto fortemente invasiva – deve essere gestita con molta cautela. Sia da parte degli organi inquirenti (per evitare fughe di notizie che pregiudichino le indagini, oltre che la privacy degli interessati), sia da parte della stampa, che dovrebbe evitare quel ‘giornalismo di trascrizione’ che finisce, oltretutto, per far scadere la qualità dell’informazione”.