Société Générale, 5 buy e 5 sell in Europa

Société Générale, 5 buy e 5 sell in Europa


da MF

Le migliorate prospettive economiche, l’euro debole e il Qe della banca centrale europea sono i tre fattori che incidono positivamente sullo scenario dei listini azionari di Eurolandia, nonostante i timori legati all’impatto su Wall Street dell’atteso aumento dei tassi Usa. Ecco, secondo gli analisti di Société Générale , i titoli che meritano il rating buy e quelli da evitare

Da comprare:

1) Linde Al gruppo chimico tedesco è stato assegnato il target price di 220 euro, che implica un potenziale di rialzo del 13,5%, mentre il dividend yield 2015 è 1,8%. In occasione della conference call del 16 marzo il management ha confermato l’outlook 2015, dichiarando che l’effetto valutario potrebbe avere un impatto aggiuntivo sul reddito operativo lordo (ebitda) intorno a 100 milioni di euro (nell’ipotesi di cambio euro/dollaro a 1,15), mentre proseguono gli interventi di ristrutturazione nei mercati più difficili (Australia, Sud Africa e Brasile) che dovrebbero toccare un massimo di 750-900 milioni di euro a fine 2016. Grazie ai risultati in miglioramento e alla gestione del nuovo ceo, Linde merita di essere trattato leggermente a premio rispetto ai concorrenti. Il titolo capitalizza oltre 35 miliardi di euro e tratta 21 volte l’utile 2015 e 19 volte quello del 2016. I risultati del primo trimestre 2015 saranno annunciati il 30 aprile 2015. Negli ultimi 12 mesi il total return (performance+rendimento della cedola) è stato del 40%.

2) Enel. Anticipando la presentazionedel nuovo business plan giovedì 19, che secondo indiscrezioni stampa potrebbe comprendere  una svalutazione degli asset di generazione in Italia, gli analisti hanno ribadito il giudizio buy (comprare) sul gruppo guidato da Francesco Starace, sulla base di previsioni che sono in linea con il consensus fino al 2016 e superiori del 10% dal 2017 in poi. Gli utili 2016 potranno risentire dei minori prezzi delle bollette in Italia e Spagna, ma l’impatto negativo potrà essere compensato dal piano di bayback bond da 4 miliardi di euro che ha recentemente lanciato. Lo scorso 26 febbraio il Tesoro ha ceduto il 5,74% del capitale di Enel, incassando circa 2,2 miliardi di euro e portando la partecipazione al 25,5%. Il prezzo obiettivo di 4,80 euro è del 16,5% superiore alle quotazioni recenti. Negli ultimi 12 mesi il titolo, che capitalizza oltre 38 miliardi di euro, ha realizzato un total return del 5%.

3) Eni . Nonostante il taglio del dividendo 2015 (0,8 euro rispetto alla cedola di 1,12 euro pagata quest’anno), la sospensione del programma di buy back e il crollo del prezzo del petrolio sul gigante petrolifero, che capitalizza 56 miliardi di euro, è stato mantenuto il rating buy, con target price 18 euro, contro una quotazione attuale di 15,4. Gli analisti hanno infatti fiducia nei tre gli obiettivi strategici presentati dall’ad, Claudio Descalzi, in termini di crescita del valore, distribuzione sostenibile agli azionisti e solidità del bilancio. Traguardi che verranno raggiunti attraverso un più veloce “time to market” dei progetti, un rigoroso controllo dei costi e degli investimenti, la ristrutturazione del mid-downstream e la revisione del dividendo. I risultati del primo trimestre saranno annunciati il 29 aprile.  Il total return a 12 mesi è negativo (-6%).

4) Campari Target price di 7,30 euro (+12%)  per la società guidata dal Bob Kunze-Concewitz, che ha chiuso il 2014 con un utile netto di 128,9 milioni di euro, in calo del 13,9%, a causa di voci straordinarie negative per 43,2 milioni, mentre le vendite hanno totalizzato 1,56 miliardi di euro, in aumento del +2,4% e in accelerazione nel quarto trimestre (+4,2%). Al 31 dicembre 2014 l’indebitamento finanziario netto era 978,5 milioni (852,8 milioni al 31 dicembre 2013) dopo un investimento complessivo nelle acquisizioni di Forty Creek Distillery e Averna, perfezionate a giugno 2014 per 236,1 milioni. Il cda ha deliberato di proporre all’assemblea la distribuzione di un dividendo di 0,08 euro per azione (invariato rispetto al dividendo distribuito per l’esercizio 2013), con cedola in pagamento il 20 maggio. La prossima trimestrale sarà pubblicata il 7 maggio. Il total return del titolo negli ultimi 12 mesi è stato del 13,7%.

5) Renault . I risultati 2014 della casa automobilistica (25,7 miliardi di euro di capitalizzazione) guidata da Carlos Ghosn giustificano il rating positivo in vista degli sviluppi favorevoli attesi nel 2015 e 2016 sia sul fronte dei ricavi sia della redditività. Rispetto al settore auto, che da inizio anno è salito sui listini del 33%, Renault  ha fatto meglio, con una performance del 47% che ha indotto a rivedere al rialzo il prezzo obiettivo da 90 a 105 euro contro quotazioni recenti intorno a 87. Il rimbalzo del prezzo di Nissan a 1.300 yen (+23% la performance da inizio anno, +35% in euro) sta inoltre incrementando il nav (net asset value) di Renault . La trimestrale 2015 sarà pubblicata il 23 aprile. Il total return del titolo a 12 mesi è superiore al 33%.

Da evitare:

1) Tod’s. Target price di 73 euro, inferiore del 18% dalla quotazione attuale. I risultati 2014 sono stati superiori alle attese sul fronte dei ricavi, ma in linea con le previsioni per quanto riguarda il reddito operativo lordo e netto, con il margine lordo che è sceso al 20% dal 24,4% del 2013 a causa di un mix meno favorevole delle vendite. Il dividendo è stato tagliato da 2,7 euro a 2 euro, che rappresenta un payout rato del 63%. Nel primo trimestre 2015 ha inoltre risentito della mancanza di ripresa di Cina e Hong Kong, delle cattive condizioni climatiche e dei ritardi nelle consegne delle parte della collezione con maggiore appeal. Negli ultimi 12 mesi ha registrato un total return negativo (-1,3%)

2) Generali . La pubblicazione dei risultati 2014, secondo gli analisti, ha riportato alla realtà le prospettive del titolo, che ai prezzi recenti è sopravalutato rispetto ai concorrenti. Il management del Leone di Trieste ha fatto grandi progressi sul fronte del controllo dei costi, della pulizia dei portafogli e dell’innovazione nel business, ma serve di più per giustificare la valutazione a premio in termini di prospettive di crescita dei ricavi e della redditività (roe). Il titolo, che capitalizza oltre 28 miliardi di euro, è correttamente valutato 16 euro contro una quotazione attuale intorno a 18. Il p/e scende da 12,9 nel 2015 a 11,5 nel 2016, mentre il dividend yield sale dal 3,5 al 3,9% a fronte di una cedola pari rispettivamente a 0,64 e 0,71 euro. I risultati del primo trimestre 2015 saranno pubblicati il 14 maggio, mentre l’investor day si terrà il 27 maggio. Il total return del titolo a un anno è 15%.

3) Salvatore Ferragamo Il forterialzo registrato dal titolo, che negli ultimi 12 mesi ha garantito un total return del 42%, l’ha portato su livelli di valutazione a premio del 20-25% rispetto alle media, che non sono però giustificati tenendo conto del fatto che il margine netto è crescita, ma a un ritmo inferiore dei competitor (18,4-19,5% contro 20%-21% nel 2015-16). L’aumento dei ricavi inotre non è più superiore, ma in linea con la concorrenza, il tax rate è alto (32% contro una media settoriale del 28%) e infine l’intensità di capitale è bassa (investimenti di capitale/ricavi a lungo termine al 4% rispetto al 5,5%). Il target price di 24,5 euro è del 15% inferiore alle quotazioni attuali. Nel settore del lusso la società preferita è Richemont.

4) Fortum. Giudizio negativo sulla utility finlandese dopo l’annuncio della cessione della rete svedese di distribuzione a Borealis Infrastructure Management e a un consorzio di fondi pensione. La transazione genererà un guadagno di 4,4 miliardi di euro, ma avrà un impatto negativo sul titolo, che è valutato 17,8 euro, per i termini non favorevoli della vendita e i timori sulla stabilità dei rimanenti business. Attraente però il rendimento della cedola, superiore al 5%. Il titolo, che capitalizza 19 miliardi di euro sul listino di Helsinki, negli ultimi 12 mesi ha reso (total return) il 29%.

5) Sage group. Target di 435 pence, inferiore alla quotazione attuale di 476, per la società di software inglese che capitalizza 5 miliardi di sterline. Gli obiettivi che ha indicato per il 2015 sembrano raggiungibili (crescita organica del 6% e margine operativo del 28%), ma nel medio periodo dovrà affrontare molti rischi per migliorare la posizione di mercato, che comprendono la trasformazione da organizzazione storicamente decentrata a centralizzata, il ritardo rispetto ai concorrenti nel passaggio alla tecnologia cloud, che non può essere ulteriormente posticipata, con le relative conseguenze, e la maggiore competizione nel mercato core Uk. Il total return negli ultimi 12 mesi è stato 19%. I risultati del primo trimestre 2015 saranno pubblicati il 6 maggio.