Nasdaq al top dal 2000, torna la bolla Internet. I mercati aspettano il Qe
Wall Street torna a sentire l’odore di una bolla tecnologica, con il Nasdaq che torna ai massimi dal Duemila, quando era in piena corsa il mondo del Web. Per la prima volta in quasi quindici anni il listino tecnologico della Borsa Usa ha superato i 5.000 punti. L’ultima volta che ha toccato tali vette era il 27 marzo 2000, mentre il record storico intraday (5.132,52 Punti) risale al 10 marzo 2000. Un movimento che, unito alle valutazioni da capogiro che stanno tornando a circolare tra le startup di San Francisco e affini, torna anche ad accendere i timori di una speculazione eccessiva, guidata tra le altre cose anche dall’eccesso di liquidità che gli interventi delle Banche centrali hanno pompato sul mercato.
E proprio in tema di banche centrali, gli investitori attendono l’avvio del Quantitative easing di Mario Draghi: è questo l’elemento centrale della settimana dei mercati, che pure presenta una serie di dati macroeconomici di massimo rilievo. La pubblicazione è partita già oggi, con il calo della disoccupazione in Italia, i dati definitivi sul Pil, l’inflazione in ripresa dell’Eurozona e l’andamento positivo degli indici Pmi sul manifatturiero (l’agenda). Eppure tutti gli investitori guardano alla Bce, che giovedì riunirà a Nicosia (Cipro) il board per rivedere le previsioni economiche e probabilmente annunciare gli ultimi dettagli tecnici per lanciare il piano d’acquisto di 1.140 miliardi di titoli, almeno fino al settembre 2016. Non è un passaggio di poco conto. Come notano molti analisti a Bloomberg, restano molte cose da sapere sui 60 miliardi mensili di acquisti della Bce.
Come verranno ripartiti tra i vari strumenti disponibili (generalmente si pensa che 40-45 miliardi siano titoli di Stato), con che meccanismo verranno rastrellati sul mercato (sul secondario o con aste in stile Fed)? Sono questioni che – se non troveranno risposte esaurienti – potrebbero gettare un po’ di scompiglio tra gli investitori, come avvenuto ad esempio al debutto del Qe della Banca centrale del Giappone nel 2013.
In attesa di questi sviluppi, i listini Ue trattano con cautela, condizionati anche dalle prese di beneficio dopo le ultime sedute: Milano chiude in rosso dello 0,18% dopo una mattinata in territorio positivo, Francoforte oscilla sulla pari, Londra arretra dello 0,2% e Parigi è in calo dello 0,8%. Negli ultimi tempi, le azioni del Vecchio continente sono state premiate da afflussi record di capitali, sulla scia degli annunci di Draghi: l’Euro Stoxx 50 è salito del 14% nel 2015 (mai un avvio d’anno fu più sprint), mentre i fondi azionari hanno raccolto 11 miliardi di euro dagli investitori.
Tra i singoli titoli di Piazza Affari, si guarda a Carige che fatica a far prezzo e quindi schizza dopo l’ingresso dei Malacalza con una quota del 10,5%, acquisita dalla Fondazione. Da segnalare anche il debutto di Ovs, la catena dei negozi di abbigliamento; tiene Telecom, che non pare preoccupata dal rischio di mazzata sulla rete in rame. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi staziona a 98 punti aggiornando i minimi dal maggio 2010; il rendimento dei titoli decennali italiani oscilla intorno all’1,33%, ormai molto vicini a quelli degli omologhi spagnoli.
Sul fronte macro si registra il progresso degli indici Pmi sul settore manifatturiero, che anticipano il ciclo economico essendo costruiti intervistando i direttori degli acquisti: quello italiano sale oltre le attese a 51,9 punti. Per la prima volta in cinque mesi è sopra 50 punti, la soglia che separa la contrazione da un’espansione. In progresso anche la Germania, con 51,1 punti. Il tasso di disoccupazione italiano scende a sorpresa anche a gennaio al 12,6% e migliora anche nell’Eurozona, mentre l’Istat conferma il terzo anno di recessione nel 2014 per l’Italia. Da Eurostat, stima flash, si incassa il miglioramento della dinamica dei prezzi: a febbraio il tasso di inflazione annuale è atteso a quota -0,3% rispetto a -0,6% a gennaio. Resta dunque la deflazione, anche se Draghi accoglierà un leggero miglioramento del quadro. Sullo sfondo, resta il puzzle greco da risolvere con il ministro spagnolo delle Finanze De Guindosche parla di un piano da 30-50 miliardi di euro come terzo programma di salvataggio per Atene.
Wall Street, reduce da un febbraio a spron battuto, come detto apre incerta e poi migliora sensibilmente: mentre chiudono i mercati del Vecchio continente il Dow Jones avanza dello 0,7%, in linea con il Nasdaq (+0,75% a quota 5mila punti) e l’S&P 500 aggiunge lo 0,35%. Negli Usa si registra il +0,3% dei redditi personali di gennaio, poco sotto le attese, e il calo dello 0,2% delle spese. Da annotare anche il calo dell’indice Ism manifatturiero, sceso a 52,9 punti a febbraio, sotto le aspettative.
Gli investitori prendono posizione in attesa del lancio del Qe della Bce e l’euro chiude a 1,1197 dollari, dopo essere avanzato a un massimo di seduta di 1,1240 dollari. I solidi dati sul mercato del lavoro Usa diffusi venerdì scorso e il taglio dei tassi di interesse in Cina del fine settimana (-25 punti base al 5,35%) spingono ad acquistare il biglietto verde, che registra il top da 11 anni in raffronto a un paniere delle altre principali divise.
Chiusura in rialzo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo con l’indice Nikkei 225 che chiude in rialzo dello 0,15% a 18.826,88 punti, dopo un massimo a quota 18.939,17. Sorprende in positivo il dato relativo all’attività manifatturiera cinese diffuso da Hsbc secondo cui la lettura di febbraio sale a 50,7 punti dai 49,7 punti di gennaio. Una rilevazione che conferma i segnali di ripresa dell’attività manifatturiera cinese e che supera i 50,1 punti stimati dagli analisti (sopra 50 punti è fase di espansione). L’indice Pmi di Markit sulla manifattura giapponese a febbraio sale invece a 51,6 punti rispetto alla lettura flash di 51,5.
Il petrolio Wti torna positivo, dopo che a Cushing, in Oklaoma, dove è stoccato il Wti, Genscape rivela un rialzo di 1,4 milioni di barili di riserve petrolifere, più basse del previsto. Il Wti avanza così in area 50 dollari al barile. Lieve aumento per l’oro in inizio di settimana. Il metallo con consegna immediata cresce dello 0,7% a 1221 dollari l’oncia.
L’ha ribloggato su ABC Economics – Abbiamo Bisogno di Crescitae ha commentato:
Wall Street torna a sentire l’odore di una bolla tecnologica, con il Nasdaq che torna ai massimi dal Duemila, quando era in piena corsa il mondo del Web.
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