Draghi, già visti alcuni effetti positivi misure Bce

Ansa

Draghi, già visti alcuni effetti positivi misure Bce – “Abbiamo già visto alcuni effetti positivi delle nostre misure”, in particolare sulle “condizioni finanziarie sul mercato dei bond nell’eurozona” e il calo dei tassi dei prestiti a famiglie e imprese, oltre un “miglioramento sensibile” della fiducia di imprese e consumatori. Così il presidente della Bce Mario Draghi ai Parlamentari europei durante il confronto sull’attività della Bce.

Fare riforme decisive per economie resistenti – Per far fronte al “rischio” cui è ancora sottoposta l’unione monetaria servono “conti pubblici in ordine e, in particolare nell’attuale congiuntura, riforme decisive delle strutture economiche” degli stati membri dell’eurozona le cui “economie devono diventare più resistenti”.

Stati condividano più sovranità con istituzioni – “Nel medio-lungo periodo, dobbiamo muoverci da un sistema di regole e linee guida per fare politiche economiche nazionali a un sistema di ulteriore condivisione della sovranità con le istituzioni comuni in modo da rafforzare la nostra governance economica”.

Qe contro bassa inflazione finché necessario – “Il quantitative easing della Bce andrà avanti fino a quando non si vedrà una correzione nell’andamento dell’inflazione”. Lo ha detto Draghi aggiungendo che “la necessità di uno stimolo più forte” per rilanciare la ripresa “ha innescato il Qe, che partirà a marzo”. La Bce, come deciso a gennaio, “incomincerà ad acquistare sul mercato secondario securities emessi dai governi dell’eurozona, agenzie pubbliche e istituzioni europee”, ha spiegato il presidente Draghi all’Europarlamento, sottolineando che “gli acquisti combinati delle securities di pubblico e privato ammonteranno a 60 mld al mese”, e il programma continuerà “sino a fine settembre 2016” o comunque sino a quando il consiglio dei governatori della Bce vedrà un “aggiustamento sostenuto” nel trend dell’inflazione.

Ok a deroga bond Atene se ci sono condizioni – La Bce “è pronta a ripristinare la deroga sui bond greci se ci sono tutte le condizioni”. Lo ha detto il presidente dell’Istituto centrale, Mario Draghi, all’Europarlamento. La decisione della Bce di non accettare più i titoli di stato greci come garanzia “è una questione di regole”, ha affermato Draghi, ricordando che l’accordo con Atene sulla deroga era legato alla sottoscrizione del programma di aiuti e al correlato atteso miglioramento del rating dei titoli greci. “Quando è stata adottata la deroga il Consiglio direttivo aveva detto che se non fosse stato realizzato il programma questa sarebbe stata ritirata, c’è scritto nei verbali”, ha detto Draghi, e quindi quando nei giorni scorsi si è arrivati alla conclusione che “non c’erano le condizioni per una conclusione positiva del programma, la Bce non ha potuto fare altro che ritirare la deroga”. Ma, ha aggiunto il presidente della Bce, “noi siamo disponibili a reintrodurla quando il Consiglio deciderà che ci sono le condizioni per una conclusione positiva del programma”.

Al centro del confronto anche le questioni legate al completamento dell’Unione bancaria, le recenti misure di politica monetaria (l’acquisto di titoli garantiti da attività e il quantitative easing), il ruolo della Bce nella “troika”, la Commissione Ue/Fmi/Bce, e gli sviluppi sul dossier Grecia. La relazione annuale della Bce verrà valutata in una risoluzione, elaborata da Pablo Zalba Bidegain (popolare spagnolo) per la commissione affari economici e monetari, che sarà votata dal Parlamento nel suo insieme nella sessione Plenaria di marzo.