Confermata confisca da 24,5 milioni, Saipem farà ricorso
da Milano Finanza
La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna nei confronti di Saipem a una confisca da 24,5 milioni di euro e a una multa da 600.000 euro nel processo di secondo grado per presunte tangenti in Nigeria, in cui la società del gruppo Eni era imputata per corruzione internazionale.
Dopo circa due ore di camera di consiglio i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno quindi accolto la richiesta del pm, Sergio Spadaro, di confermare il verdetto del processo di primo grado. La sentenza di primo grado era stata emessa dalla quarta sezione del tribunale di Milano l’11 luglio 2013.
La somma di 24,5 milioni di euro, che sarebbe la differenza tra il profitto illecito individuato dall’autorità giudiziaria italiana, cioè 65 milioni, e l’importo versato come risarcimento dalla società alla Nigeria, era già stata messa a disposizione della procura nel 2011 da Snamprogetti, al centro del processo, poi incorporata nel 2006 da Saipem .
Saipem è rimasta l’unica sul banco degli imputati dopo l’uscita di scena per prescrizione di cinque ex manager di Snamprogetti: l’ex presidente, Luigi Patron, l’ex amministratore delegato, Angelo Caridi, e altri tre dirigenti (Ferruccio Sigon, Alfredo Feliciani e Mauro Lazzari), accusati di corruzione internazionale.
La Corte d’Appello di Milano ha, in sostanza, accolto l’ipotesi formulata dalla pubblica accusa e cioè che tra il 1994 e il 2004 il consorzio Tskj, partecipato da Snamprogetti Netherlands BV con una quota del 25% del capitale, avrebbe pagato a politici e funzionari del governo nigeriano mazzette per 180 milioni di dollari in cambio di appalti del valore complessivo di 6 miliardi di dollari per la progettazione e la costruzione di impianti di liquefazione del gas nel sud del Paese.
La difesa di Saipem ha già fatto sapere che farà ricorso in Cassazione dopo il deposito delle motivazioni previsto fra 90 giorni. “Aspettiamo le motivazioni”, ha spiegato l’avvocato Enrico Giarda, uno dei difensori, precisando: “ricorreremo in Cassazione, certi delle nostre ragioni”. D’altra parte per l’azienda non sussistono i presupposti per dichiarare la responsabilità della società ai sensi della legge 231/2001.
E comunque, ha rammentato la società, “la decisione odierna non ha alcun impatto finanziario su Saipem perché Eni , in occasione della cessione di Snamprogetti, si era impegnata a indennizzare la società in caso di perdite relative alla vicenda Tskj”. Tuttavia in borsa, dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano, il titolo Saipem ha accelerato al ribasso, complice il future del greggio Wti in calo del 5% a 49,5 dollari il barile. Ora l’azione perde il 2,23% e scivola a quota 9,225 euro, riavvicinandosi al minimo intraday a 9,18 euro.
Solo ieri Credit Suisse ha confermato la raccomandazione underperform e il target price a 6 euro su Saipem a seguito della pubblicazione dei conti 2014. Gli analisti della banca d’affari hanno tagliato parecchio le stime di utile netto di quest’anno: -32% a 218 milioni di euro visto che la guidance 2015 è stata deludente: il fatturato è visto nell’intervallo 12-13 miliardi di euro, l’ebit a 500-700 milioni, l’utile netto a 200-300 milioni e il debito netto sotto i 4 miliardi.