Le conseguenze del calo del Brent

da MF

Il brusco crollo dei prezzi del Brent è stato una manna per i consumatori. Dovrebbe favorire la crescita economica globale, la domanda di petrolio e altre materie prime. Sono di questo parere gli specialisti di Threadneedle, che mettono in evidenza tre aspetti.

1) L’equilibrio mondiale tra domanda e offerta. La domanda globale di petrolio si aggira sui 92 milioni di barili al giorno (Mb/g), mentre le stime dell’attuale sovrapproduzione sono nella forbice 1,0-1,5 Mb/g. Si tratta di un margine ridotto che non giustifica un crollo del 60% del prezzo del petrolio. Il forte ribasso è legato alla sorprendente decisione dell’Opec di permettere al prezzo di stabilizzare il mercato, soprattutto dopo un periodo di relativa stabilità e costanti rassicurazioni sulla volontà di mantenere il mercato in equilibrio. Un livello di prezzo di 40-50 dollari al barile non è sostenibile perché l’entità dei tagli alle spese per investimenti, implementati nel corso di un lungo periodo di tempo, causerebbe una diminuzione della produzione reale.

2) Le tensioni nelle economie emergenti. Potremmo assistere a una notevole destabilizzazione in alcuni Paesi, in cui le entrate governative sono fortemente dipendenti dalla produzione di petrolio e le cui economie non sono state interessate da riforme e restano poco diversificate, dopo un periodo in cui il livello elevato dei prezzi del petrolio rendeva possibile questa situazione. Venezuela, Nigeria, Sudan meridionale, Iran, Libia e Iraq sono in cima a questa lista.

3) La Russia in calo del 5% nel 2015. Il basso prezzo del petrolio è un problema particolarmente sentito dalla Russia, poiché il prezzo delle esportazioni di gas, altra importante fonte di entrate in valuta estera, è ancora piuttosto legato ai prezzi del greggio Brent. L’economia stava già risentendo dell’impatto delle sanzioni imposte a causa dell’intervento di Mosca in Crimea. Le autorità prevedono una contrazione dell’economia russa del 5% nel 2015, in un contesto in cui il crollo del rublo alimenta l’inflazione. Nei prossimi 15 mesi alcune società russe dovranno rifinanziare il debito denominato in dollari Usa. Il mandato del presidente Putinpotrebbe trovarsi sotto pressione e, a fronte del peggioramento della sua posizione fiscale, sussiste il pericolo che organizzi attacchi all’estero, al fine di recuperare popolarità in patria, anziché avviare negoziati con l’UE per allentare la situazione. Un rientro delle tensioni sarebbe molto positivo per l’UE e per tutta l’Europa orientale viste le dimensioni e la rilevanza dell’economia russa. L’UE è il maggior partner commerciale della Russia: rappresenta circa il 50% delle importazioni ed esportazioni del paese e tra le due economie si registrano importanti flussi di investimenti.