MADE IN ITALY: MODA E BUSINESS, NEL 2020 I TURISTI CINESI SARANNO 200 MILIONI

Pechino limita gli acquisti in patria Ma compra all’estero

da Corriere della Sera

L’attrazione irresistibile della Cina per i prodotti occidentali di lusso si sta spegnendo? Dopo diversi segnali preoccupanti, legati al rallentamento dell’economia di Pechino, i nuovi dati del «China Luxury Report» dicono che nel 2014 i marchi del lusso hanno registrato un meno 1 per cento. Ancora nel 2013 le vendite erano aumentate del 2%, avevano realizzato il +7% nel 2012 e uno straordinario +30% nel 2011. Sembrerebbe un declino inarrestabile. Ma come sempre i numeri vanno interpretati, la Cina non significa i cinesi.

La passerella dei talenti cinesi

Perché se all’interno della Repubblica popolare i consumi griffati calano, appena varcano i confini i consumisti cinesi si scatenano. E i numeri sono sempre fantastici. L’anno scorso 117 milioni di cinesi sono stati all’estero e hanno comprato prodotti di lusso per 81 miliardi di dollari, un incremento del 9 per cento che ha bilanciato il crollo degli acquisti nelle boutique in patria (-11% a quota 25 miliardi di dollari). Sommando le due cifre si arriva a 142 miliardi, un quinto del mercato globale del lusso censito dal Boston Consulting Group.

Il futuro del lusso quindi è nel cinese «globe trotter». La progressione dei turisti cinesi in giro per il mondo è impressionante: erano ancora solo poco più di 4 milioni negli anni Novanta, sono saliti a 97 milioni nel 2013, 117 nel 2014 e sono attesi in 200 milioni nel 2020. La classe media continua ad avanzare, nonostante il Prodotto interno lordo a Pechino cresca ormai «solo» intorno al 7%, la «nuova normalità» come la chiama il governo.

Però resta la frenata all’interno della Cina, che obbliga i brand occidentali a rivedere i conti e le strategie. È dovuta a tre fattori almeno. Un primo colpo ai bilanci lo ha tirato la campagna anticorruzione lanciata all’inizio del 2013 dal nuovo presidente Xi Jinping, con i discorsi contro «edonismo e stravaganze» e la caccia ai funzionari più ladri. Nel giro di pochi mesi si è estinta la tradizione dei regali costosi che i dipendenti pubblici a tutti i livelli ricevevano e si scambiavano tra di loro, dagli orologi ai liquori. Ridimensionate le flotte di berline (tedesche) ministeriali, divieto all’esercito di comprare potenti vetture straniere.

«La campagna anticorruzione è stata accettata come un’inevitabile era nuova dalla grande massa dei funzionari statali e di partito, quelli che erano abituati a fare e a farsi dei gran bei regali. Restano solo delle sacche di resistenza ad altissimo livello, nel Politburo. Ma ormai anche i ministri hanno capito che è meglio rinunciare all’accoglienza nelle sale Vip degli aeroporti, ai cortei di auto potenti; quando viaggiano e vanno nelle nostre ambasciate trovano diplomatici che non sanno più nemmeno se offrire il té è troppo», ci ha spiegato il professor Pan Wei della Scuola di studi internazionali della Peking University, con un sorriso. Pan ha una giacca con il colletto alla Mao (ma si vede che è di un sarto di classe).

Il secondo fattore è rappresentato dai prezzi: il fisco cinese carica dazi del 30-40 per cento sui prodotti di lusso importati. Il terzo fattore sono i falsi: secondo il Fortune Character Institute di Shanghai i prodotti di lusso contraffatti superano di sei volte quelli veri in Cina.

Queste tre ragioni spingono i cinesi ad acquistare all’estero, sia di persona durante i viaggi sia attraverso i «daigou», agenti specializzati nell’esaudire i loro sogni griffati. Nell’ascensore dell’ufficio del «Corriere della Sera» a Pechino una signora con una borsetta di Loewe (casa spagnola controllata da Lvmh) è raggiante: «Bella vero? L’ho presa a Milano per mille euro, qui costerebbe il doppio; con quello che ho risparmiato mi ci pago il viaggio in aereo e poi faccio anche una bella vacanza…».

Tra le grandi capitali del settore Milano nel 2014 è scesa dalla seconda alla quinta posizione per vendite, ma si calcola che risalirà almeno alla quarta grazie alla spinta dell’Expo e al milione di cinesi attesi in città a partire da maggio.