Petrolio: a gennaio cala produzione Opec ma sale quella saudita
Agi
Nonostante il crollo delle quotazioni del greggio, dovuto alla decisione dell’Opec di mantenere la produzione invariata nonostante l’abbondante offerta, il membro piu’ potente del cartello, l’Arabia Saudita, ha addirittura aumentato l’output nel mese di gennaio.
A quanto si apprende dall’ultimo bollettino Opec, Riad ha prodotto il mese scorso 9,68 milioni di barili di petrolio al giorno, 50 mila barili in piu’ rispetto a dicembre. La produzione dell’intero cartello sarebbe invece scesa di 53 mila barili a gennaio, toccando i 30,15 milioni di barili al giorno.
Se l’obiettivo dei sauditi, che hanno un punto di pareggio cosi’ basso da poter tollerare anche quotazioni intorno ai 20 dollari al barile, era mettere fuori mercato i produttori shale statunitensi (e, secondo alcuni analisti, la Russia), parrebbe ci stiano riuscendo. Sembrerebbero confermarlo non sono solo i recenti dati di Baker Hughes sul forte rallentamento dell’attivita’ estrattiva in Nord America ma anche le stesse previsioni contenute nel nuovo bollettino mensile dell’Opec, ove le stime sulla crescita dell’offerta di petrolio non Opec sono state piu’ che dimezzate, passando da 850 mila a 420 mila barili al giorno. Secondo le previsioni del cartello, nel 2015 la domanda di petrolio mondiale crescera’ di 1,17 milioni di barili al giorno (20 mila barili in piu’ rispetto alle stime del mese scorso), con la domanda per il greggio prodotto dall’Opec attesa a 29,1 milioni di barili al giorno, 430 mila in piu’ rispetto alle stime di gennaio. Sono infine state tagliate in maniera decisa le stime sulla produzione di greggio statunitense, prevista a soli 170 mila barili al giorno nel 2015, proprio in virtu’ “dell’impatto del forte calo del prezzo del petrolio sulla produzione di shale oil”, che richiede investimenti costosi non considerati sostenibili con quotazioni troppo basse. Per capire se l’Opec stia intonando con troppa fretta il requiem per lo shale oil occorreranno, pero’, parecchi mesi. (AGI) .
L’ha ribloggato su ABC Economics – Abbiamo Bisogno di Crescita.
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