Lupi: non siamo il tappetino di Renzi
da Corriere della Sera
«Non siamo abituati a fare né siamo nati per fare i cespugli». Messaggio chiaro a Matteo Renzi, ma soprattutto al leader del suo partito, Angelino Alfano, firmato Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, membro del Nuovo Centrodestra (Ncd). Tra i cui esponenti continuano a farsi sentire i mal di pancia per lo strappo del premier in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica. «Non siamo attaccati alle poltrone – aggiunge Lupi a proposito di Ncd – ma neanche abituati a fare i tappettini. I “cespugli” hanno permesso con responsabilità la nascita dei governi Letta e Renzi». Dietro i malumori c’è pure la possibilità di aprire alleanze nuove, mollando Renzi e ricompattando il centrodestra. «Non è possibile fare alleanze a macchia di leopardo, avere mille comportamenti diversi. Sono sempre stata favorevole a una ricostruzione del centrodestra, ora chiedo anche dignità per il centrodestra», interviene in mattinata Nunzia De Girolamo, capogruppo Ncd alla Camera, interpellata dall’Ansa su eventuali ripercussioni in Campania dopo il voto per il Quirinale.
I primi segnali erano arrivati già domenica. Maurizio Sacconi conferma le dimissioni da capogruppo di Area Popolare al Senato mentre Giuliano Cazzola, candidato alle Europee lo scorso anno nel collegio del Nord Est, annuncia il divorzio da Ncd. Un andazzo che fa andare su tutte le furie il moderato Angelino Alfano che in serata interviene deciso: «Non trattengo nessuno, chi ci sta ci sta». A pesare, all’indomani dell’elezione al Colle di Sergio Mattarella, è il «cappotto» rifilato da Renzi ad alleati e avversari. Fibrillazioni che Alfano cerca di arginare rivendicando il suo ruolo: «Ho deciso io di votare Sergio Mattarella, sono convinto di aver fatto bene». Ma il partito è attraversato dai malumori. «Per il premier – tuona Sacconi – ogni rapporto politico è come un taxi per una specifica corsa, ma ogni corsa ha un prezzo». «Non è in discussione – ribadisce – la mia leale amicizia e collaborazione con Alfano, quanto piuttosto il nostro rapporto con il premier e segretario del Pd e il suo metodo cinico dei rapporti politici variabili». Insomma, il rischio di «morire renziani» per un pezzo di Ncd è intollerabile. Soprattutto ora che a destra si aprono ampi spazi per la Lega di Matteo Salvini. Un dato che mette in grande fibrillazione il Nuovo centrodestra e apre un vero e proprio rebus sul futuro delle alleanze tra i moderati.
«Credo che il primo rapporto da ricucire è quello con noi stessi», sottolinea Rocco Buttiglione. «Renzi – aggiunge – ha avuto un’astuzia diabolica: ha concordato il nome con il proprio partito e con Sel e doveva far così perché questo era il modo per farglielo accettare». Antonio Gentile, infine, segretario dell’Ufficio di Presidenza del Senato e coordinatore regionale di Ncd Calabria, prova a ricucire. Pur chiedendo a Sacconi di ripensare alle dimissioni, assicura: «Nessuna fisiologica discussione può mettere in ogni caso in dubbio l’alleanza di Governo».