Disastro Norman, il comandante: “Avrei voluto portare tutti a casa”
da Repubblica
“Avrei voluto portarli a casa tutti”. Sono le prime parole che Argilio Giacomazzi, comandante del traghetto Norman Atlantic – a bordo del quale domenica scorsa è divampato un incendio che ha provocato 11 morti accertati -ha rivolto ai giornalisti fuori dalla sua abitazione sulle colline de La Spezia, dove è rientrato nella notte, dopo l’interrogatorio durato più di cinque ore presso la procura di Bari. “Sono molto stanco – ha detto il comandante – e non chiamatemi eroe. I complimenti non fanno per me, non servono”. Giacomazzi, che soffre ancora di una lieve intossicazione per aver respirato il fumo dopo l’incendio sul suo traghetto, e di alcune lesioni patite durante il naufragio, ha ribadito di aver bisogno di riposo. E stato accompagnato al cancello dalla figlia Giulia e dal fratello poi, dopo queste poche parole, è rientrato in casa.
2 incendi in un mese. Quello del Norman Atlantic è il secondo incendio in meno di un mese che si verifica a bordo di un traghetto della Visemar (la compagnia armatrice) che opera sulla rotta Italia-Grecia per conto della Anek Lines. Il 30 novembre scorso, infatti, a 25 miglia da Brindisi, un rogo era divampato nella sala macchine dello Ierapetra L. diretto a Igoumenitsa.
La nave si stava recando in Grecia per rimessaggio. L’equipaggio riuscì a domare le fiamme e a evitare conseguenze. Fu stabilito il rientro nel porto di Brindisi del traghetto che fu poi rimorchiato al Pireo. Anek Lines è la azienda di trasporto marittimo che, a quanto si è appreso, aveva noleggiato da Visemar la Norman Atlantic per sostituire una nave della propria flotta che opera sulla tratta Igoumenitsa-Ancona anch’essa in rimessaggio.
In seguito all’incendio del 30 novembre sullo Ierapetra L., a largo di Brindisi vi fu l’intervento della Capitaneria di porto per aiutare i 23 membri dell’equipaggio a spegnere le fiamme.
Traghetto atteso a Brindisi. Nel pomeriggio ha iniziato la navigazione verso Brindisi il rimorchiatore Marietta Barretta che ha agganciato ieri il Norman. Il traghetto- secondo le stime – raggiungerà il porto pugliese nella tarda mattinata di domani. La nave è stata posta sotto sequestro dalla Procura di Bari (che ha aperto un fascicolo per naufragio colposo, omicidio colposo e lesioni) ma non è ancora rientrata in Italia a causa delle condizioni meteorologiche avverse. Il porto di Brindisi è “l’unico autorizzato ad accoglierle la nave” dalla magistratura, che ha comunque fornito l’assenso alla “sosta tecnica” a Valona, dopo aver ottenuto dalla Visemar rassicurazioni sul fatto che il rimorchio in Albania non sia avvenuto nel tentativo di sottrarre la nave al sequestro ma solo di ricoverarla nel porto più vicino. Sull’episodio dell’aggancio da parte del rimorchiatore albanese, nonchè sulla morte dei due operai colpiti dal cavo di acciaio, indaga la magistratura albanese.
Ipotesi overbooking. Nel mirino degli inquirenti c’è l’ipotesi di overbooking: è molto probabile che a bordo viaggiasse un carico più pesante, o comunque peggio disposto, rispetto a quanto previsto dalle norme. Inoltre, secondo la testimonianza di un passeggero inglese, durante l’emergenza non ci sarebbe stata traccia dei membri dell’equipaggio.
Prime autopsie. Potrebbe slittare a domani l’inizio degli accertamenti medico-legali sulle salme delle vittime della Norman Atlantic. Fonti legali degli indagati e dei familiari dei passeggeri deceduti riferiscono di non aver ricevuto ancora alcuna notifica relativa alle autopsie. La Procura di Bari ha già affidato l’incarico ai medici legali Alessandro Dell’Erba e Biagio Solarino.
Nell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari ci sono da ieri mattina le salme di nove delle undici vittime accertate nel naufragio (due corpi non sono stati ancora recuperati, ma le ricerche proseguono). Solo quattro, tuttavia, sono state formalmente riconosciute e identificate. Si tratta dei due autotrasportatori napoletani Michele Liccardo di 32 anni e Giovanni Rinaldi di 34, di un sacerdote georgiano e di un cittadino turco.
Tra le cinque salme non identificate c’è il corpo di una donna, l’unico che presenterebbe segni di ustioni e bruciature, tuttavia compatibili con lesioni da assideramento. Soltanto le autopsie potranno stabilire con certezza le cause dei decessi, se legati all’incendio sulla motonave, ad annegamento oppure all’assideramento nelle fasi di trasbordo durante i soccorsi.
Querelle Italia-Grecia sui dispersi. Quanto al numero dei dispersi, le autorità greche insistono che non sarebbero più di 18. Mentre il procuratore di Bari ha indicato in 98 le persone che mancano all’appello. Secondo l’agenzia l’agenzia Associated Press, che riporta fonti greche, le liste in possesso delle autorità italiane dei passeggeri risulterebbero gonfiate a causa delle presenza di nomi duplicati o trascritti più volte con grafia diversa.