Il futuro “nero” della Grecia tra Troika, elezioni e antieuro

Alessandra Benignetti per Il Giornale

Ad Atene piove initerrottamente da due giorni. Anche il tempo è contro gli ispettori della Troika, che sono tornati il 10 dicembre nella capitale greca per controllare le questioni dell’aumento delle aliquote iva, della regolamentazione dei mutui e dei prestiti in rosso, del buco di due miliardi di euro nel bilancio del 2015, ma soprattutto per trovare un accordo sul nuovo memorandum che dovrà essere firmato al termine della proroga (tecnica) di due mesi del pacchetto di aiuti alla Grecia, decisa due giorni fa.

Ma, a quanto pare, nessuno vuole prendersi la responsabilità di raggiungerlo, questo accordo con la Troika sul nuovo pacchetto di misure di auserity: una patata bollente che arriva alla vigilia di un probabile voto anticipato, previsto per i primi mesi del 2015 nel caso in cui il parlamento greco non riuscisse a eleggere il nuovo presidente della Repubblica.

Un’eventualità, questa, non troppo improbabile, e che anzi sembra farsi sempre più concreta, soprattutto con riferimento alla decisione del primo ministro Samaras di anticipare il voto parlamentare per l’elezione del presidente della Repubblica alle date del 17, 23 e 29 dicembre. Il candidato alla presidenza della Repubblica proposto da Nea Dimokratia, Stavros Dima, ex ministro degli Esteri ed ex Commissario europeo, non riuscirebbe, infatti, a raccogliere i 180 voti minimi necessari per conquistare la maggioranza dei due terzi all’ultimo dei tre turni previsti.

Il partito di Samaras oggi può contare infatti su una maggioranza parlamentare di soli 155 deputati, quelli che hanno approvato in parlamento il bilancio dello Stato qualche giorno fa, con l’aggiunta di qualche moderato, come i 7 o 8 deputati di Sinistra Democratica (Dimar), che sembrerebbero disponibili ad appoggiare il candidato di Nea Dimokratia per scongiurare le elezioni anticipate. Alcune fonti ci hanno raccontato che anche uno dei deputati di Alba Dorata, passato poi nel gruppo indipendente, che si trovava agli arresti nel carcere di Atene, è stato scarcerato ieri, forse proprio per consentirgli di votare a favore del candidato di Samaras.

Anche cercando di recuperare fino all’ultimo voto però è quasi impossibile, secondo molti analisti, che Stavros Dima possa convogliare su di sè le 180 preferenze richieste. E così le previsioni e i sondaggi sono già tutte proiettate verso il voto anticipato, che potrebbe svolgersi già all’inizio di febbraio. La battaglia sarebbe tra il partito del premier Samaras, Nea Dimokratia, che i sondaggi danno intorno al 20%, e il partito di estrema sinistra Syriza, che è in testa nei sondaggi ma non piace ai mercati.

Mercati che pochi giorni fa, all’indomani di una serie di incontri intrattenuti dai leader di Syriza con la City di Londra, hanno provocato il crollo della borsa di Atene fino al -12%. Secondo alcuni commenti apparsi sul Financial Times, infatti, gli investitori riterrebbero che il programma di Tsipras sia “peggiore del Comunismo”. In realtà Syriza non sta mettendo a punto alcun piano quinquennale di sovietica memoria, ma chiede la ristrutturazione del 70-80% del debito e si oppone a qualunque misura di austerità.

Resta il fatto che se vincesse Tsipras probablimente toccherebbe proprio a lui firmare il nuovo memorandum della Troika che contiene il nuovo pacchetto di misure di austerity, altrimenti c’è il rischio che torni di nuovo lo spettro del default. Ma come potrà il leader dell’estrema sinistra firmare un nuovo piano di austerità quando il programma del suo partito è da sempre contrario a questo tipo di misure? I più maligni credono che Tsipras stia giocando al gioco che proprio Samaras fece contro l’ex premier socialista Papandreu: il rifiuto di ogni tipo di accordo per le misure di risanamento dei conti mantenendo una linea dura contro l’austerità, per poi tornare ad un’inevitabile negoziato con la Troika dopo la vittoria alle elezioni.

Qualora uscisse vincente da queste eventuali elezioni anticipate Tsipras non riuscirebbe comunque a raggiungere una vittoria così ampia da consentirgli di governare e dovrebbe ricorrere per forza a delle alleanze, per esempio con i nuovi partiti, come To Potami (il Fiume), di centro sinistra, al 6% nei sondaggi, che però non ha confermato la sua disponibilità ad un eventuale accordo con Syriza.

Poi c’è Alba Dorata che, nonostante il proprio gruppo parlamentare sia sottoposto a misure cautelari da oltre un anno, non cala nei sondaggi e sembra confermarsi il terzo partito di Grecia, con un gradimento popolare che si attesta su percentuali che oscillano dal 6,1%, fino addirittura al 16%.

La Grecia della disoccupazione alle stelle, dei tagli e dei conti che non tornano, si prepara così a delle nuove elezioni che rischiano di minare nuovamente, per dirla con le parole di Samaras, la “strada di risanamento e sviluppo” intrapresa dal Paese, con i mercati che perdono di nuovo la fiducia e la minaccia del default che torna ad incombere sul Paese.