Disfatta Obama: le mosse del Medio Oriente
Maurizio Molinari per La Stampa
La sconfitta dei democratici di Barack Obama nelle elezioni di Midterm innesca un’accelerazione su più fronti in Medio Oriente. La prima mossa arriva da Ramallah, dove il presidente palestinese Abu Mazen anticipa a fine mese la presentazione all’Onu della risoluzione sul ritiro israeliano dai Territori entro in 2016.
A Gerusalemme invece il premier Israeliano Benjamin Netanyahu si prepara ad una raffica di telefonate di auguri per i nuovi leader repubblicani del Congresso, nella convinzione che potranno aiutarlo a rompere l’assedio dell’amministrazione Obama.
Sul fronte militare, il Califfo di Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, accresce la pressione militare su Aleppo e Baghdad mentre Riad, Amman e Il Cairo premono sul Pentagono per ottenere un’offensiva di primavera contro i jihadisti.
E poi c’è Teheran, dove si respira ottimismo sulla possibilità di raggiungere un’intesa sul nucleare entro la scadenza del 24 novembre, scommettendo sulla volontà di Obama di cogliere un risultato storico in Medio Oriente. La previsione dei servizi di sicurezza israeliani è che la “stabilità dell’instabilità durerà per poco” perché tutti i protagonisti regionali puntano a trarre vantaggio in fretta dall’indebolimento di Obama.