Articolo 18: lavoratori immolati sull’altare dell’Europa

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Il sacrificio di Isacco di Pedro de Orrente 1600 

Le riforme volute dalla Troika sulla pelle della gente

Alessandro Pedrini

In seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti d’America approfittando della paura riuscirono a privare dei diritti di privacy e libertà i propri cittadini con leggi “ad hoc”.

Oggi l’Europa, allo stesso modo, cavalcando la crisi economica, impone agli Stati membri riforme contro gli interessi della gente.

Con il progetto di riforma dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, l’Italia è l’esempio lampante di ciò; BCE, UE Germania dettano la nostra agenda.

La riforma “violenta” del lavoro voluta dal premier Matteo Renzi si pone in maniera autoritaria e scellerata contro i lavoratori, ubbidendo al diktat della Troika.

Non sono un caso le parole di Mario Draghi di qualche giorno fa che, avanti il parlamento Europeo, ha ribadito la necessità di riforme strutturali su lavoro e welfare con la scusa di aumentare la competitivitá.

L’Italia da ormai molto tempo non è più sovrana e gli ultimi governi non hanno fatto altro che eseguire gli ordini imposti da banche e burocrati.

Renzi per essere credibile deve portare in Europa l’agnello sacrificale che in questo caso sono i lavoratori e i loro diritti, per dimostrare ai nostri partner che sa ben fare i compiti a casa.

Ma questa riforma, così come l’adesione al fiscal compact e al Meccanismo Europeo di Stabilità, non sono altro che una dichiarazione di resa incondizionata dell’Italia all’Europa e la fine della volontà popolare.

Una declino insesorabile, una spirale perversa che sta stritolando il Paese.

L’art. 18 è la garanzia per i singoli lavoratori contro il licenziamento indiscriminato. Con questo articolo il singolo lavoratore può essere licenziato solo per giusta causa o giustificato motivo su istanza di un giudice. Se un’azienda è in stato di crisi e necessita di ridurre il personale ci sono norme per i licenziamenti collettivi e l’art. 18 non c’entra nulla!

L’art.18 e’ quindi una giusta protezione del lavoratore contro le discriminazioni.

Viene invece descritto come il male da estirpare, come la causa della crisi. L’art.18 non allontana gli investitori dalle aziende come voglion farci credere.

Le aziende non assumono per i costi del lavoro troppo alti, non certo per l’articolo 18. Una riforma seria e’ quella che detassa il costo del lavoro per le aziende.

I mali di questa crisi sono più profondi e le soluzioni non sono certo quelle fatte sulla pelle della povera gente.