Grecia, S&P: “Per l’Italia con Grexit 11 mld di interessi in più sul debito”
Ansa
L’uscita della Grecia dalla zona euro ‘costerebbe’ all’Italia 11 miliardi di maggiori tassi di interesse sul debito. Lo calcola Standard & Poor’s, l’Agenzia di rating internazionale, cercando di prevedere l’impatto di un’eventuale uscita di Atene dalla moneta unica. Intanto, il ministro delle Finanze Greco, Yanis Varoufakis, è pronto a lasciare in caso di vittoria dei ‘sì’ al progrmma dei creditori internazionali. Ma il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, davanti al suo Parlamento avverte Atene: se i greci voteranno ‘no’ sarà “incredibilmente difficile” mettere in piedi un nuovo salvataggio. Un avvertimento, neanche tanto velato, sulle possibili conseguenze del voto di domenica. Intanto, è giallo sui sondaggi: la società Gpo ha smentito di aver fatto il rilevamento pubblicato online dal quotidiano ‘Kathimerini’ in cui si dava in vantaggio i ‘sì’.
S&P, da Grexit 11mld in più spesa interessi per Italia – Un’uscita della Grecia dall’Eurozona potrebbe costare all’Italia 11 miliardi di euro di maggiori oneri sul debito pubblico. Il nostro Paese, stima S&P, fronteggerebbe l’aumento “più grande in assoluto” all’interno dell’Eurozona, a cui l’addio di Atene potrebbe costare in tutto 30 miliardi nel periodo 2015-2016.
Dijsselbloem, con ‘no’ difficile nuovo piano – Se i greci voteranno ‘no’ sarà “incredibilmente difficile” mettere in piedi un nuovo salvataggio: lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem parlando al Parlamento olandese. “Se il risultato è ‘no’, come puoi accettare un programma?”, ha detto.
Varoufakis, mi dimetto se vince il ‘si’ – “Rassegnerò le dimissioni se vince il si” al referendum. Yanis Varoufakis, in una intervista a Bloomberg TV, annuncia così l’intenzione di lasciare il ministero delle Finanze Greco nel caso di sconfitta dei ‘no’ al programma proposto dai creditori internazionali nel referendum che si terrà domenica prossima. In quel caso, ha aggiunto, la Grecia firmerà immediatamente l’ultimo piano messo sul tavolo dalle istituzioni internazionali. Ma se i greci dovessero dire ‘no’ le tratative “riprenderemo immediatamente”. Ma non basta. Varoufakis ha avvertito comunque che il governo non intende firmare alcuna intesa che non preveda “la ristrutturazione del debito” greco. In sostanza un taglio del valore nominale dei crediti che, per la maggior parte, sono ora in mano degli altri Paesi dell’Eurozona, Italia compresa. Sul fronte interno, il ministro delle Finanze ha assicurato che martedì prossimo le banche greche riapriranno. “regolarmente” , sottolineando che gli istituti sono “perfettamente capitalizzati”.
Belgio, con Grexit Pil -0,2% senza contare contagio – Il Belgio, con un’ipotesi Grexit, potrebbe veder calare il suo pil dello 0,2% da qui al 2016. Senza contare l’effetto contagio e quindi le ripercussioni ulteriori che avrebbe dal rallentamento che subirebbero anche le economie degli altri paesi dell’eurozona. E’ l’allarme che ha lanciato il vicepremier e ministro dell’economia e del commercio del Belgio, Kris Peeters, al forum Ambrosetti su crescita e competitività a Bruxelles.
Giallo sul sondaggio – Un sondaggio della società GPO pubblicato dall’edizione online del quotidiano Kathimerini sostiene che il 47% degli intervistati è propenso a votare ‘sì’. I favorevoli al ‘no’, ovvero la posizione del governo, sono il 43%. Successivamente, però, la Gpo ha smentito di aver fatto quel rilevamento. “Non abbiamo alcuna responsabilità per quelle cifre pubblicate dai media e useremo tutti i mezzi legali per tutelare i nostri interessi”, fa sapere l’azienda in un comunicato. I sondaggi, si aggiunge, devono essere fatti in modo “responsabile”, in particolare “mentre si attende la critica decisione del popolo greco”
Pesante impatto controllo capitali sui economia greca – Dati forse influenzati dall’impatto che il controllo sui capitali stanno avendo sull’economia ellenica. Ogni giorno migliaia di persone si ritrovano in fila ai bancomat e molte imprese che non sono più in grado di lavorare bene. Parecchie aziende, infatti, si rifiutano di accettare carte di credito in quanto i loro fornitori richiedono i pagamenti in contanti temendo gli effetti di un fallimento.
Standard & Poor’s: effetti Grexit contenuti in Eurozona – Una situazione che, secondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s, potrebbe anche peggiorare in caso di Grexit. Effetti “gravi” sul Paese, ma “contenuti” per il resto dell’Eurozona, secondo il report dell’Agenzia. Nell’immediato una Grexit “non dovrebbe avere un impatto sui rating dei Paesi euro grazie ad un’architettura finanziaria più robusta” esistente nell’eurozona, spiega l’agenzia di rating. Tuttavia avverte che una uscita della Grecia dall’euro potrebbe avere “nel lungo termine conseguenze che sono difficili da prevedere”. Ad esempio, spiega S&P, sui mercati finanziari si potrebbero vedere rialzi degli spread, soprattutto per i Paesi periferici, percepiti più vulnerabili tra quelli dell’Eurozona.
Milano scivola (-1%), Europa sconta incertezza Grecia – Perde terreno Piazza Affari nel primo pomeriggio mentre le borse europee restano disorientate dalle incertezze sul destino della Grecia. Il Ftse Mib cede l’1%, appesantito da Moncler (-2,96%), Autogrill (+2,39%) e UnipolSai (+2,37%). Deboli anche i bancari con Mps (-2,33%) e Bpm (-2,01%), vendite anche su Finmeccanica (-2,41%). Il listino milanese è il peggiore in Europa mentre si indeboliscono anche Parigi (-0,3%), Madrid (-0,2%) e Francoforte (-0,05%).
Prodi: “La Grecia rimarrà nell’euro, non diventi Sarajevo Ue” – “Comunque vada a finire il referendum, il danno di una uscita della Grecia dall’euro sarebbe troppo grande. Si troverà un compromesso. Se tutto il mondo, da Obama ai cinesi, continua a ripeterci che bisogna trovare un accordo, vuol dire che c’è il diffuso sentimento di una catastrofe imminente che occorre evitare ad ogni costo”. Lo dice Romano Prodi in un’intervista a Repubblica. A giudizio dell’ex premier, Atene non “affonderà” l’euro, “perché si farà un accordo. Ma il pericolo è reale. Proprio perché la crisi è così piccola, un fallimento sarebbe clamoroso. Una istituzione che non riesce a governare un problema minuscolo come la Grecia che fiducia può dare sulla sua capacità di gestire un problema più grosso?”. L’uscita della Grecia dall’euro “non sarebbe tanto un danno economico, quanto un vulnus alla credibilità politica dell’Europa”, aggiunge, e “purtroppo le istituzioni europee sono un pane cotto a metà”. Prodi ritiene possibile un “compromesso: Voglio vedere come Merkel, Juncker o Lagarde possono prendersi la responsabilità di lasciare la Grecia fuori dall’euro. Certo, l’irrazionalità della Storia è sempre in agguato. Anche la Prima guerra mondiale scoppiò per un piccolo incidente. Ma voglio sperare che Atene non sia la nostra Sarajevo”. La catena di errori che ha portato a questo punto, a suo giudizio deriva dal fatto che “manca una vera autorità europea”, infatti “se ci fosse stata una forte autorità federale, probabilmente Atene non sarebbe mai entrata nell’unione monetaria, o sarebbe entrata ad altre condizioni”.