Ore decisive per la Grecia, ultima offerta di Juncker

Adnkronos
Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, avrebbe offerto al premier greco, Alexis Tsipras, un’ultima possibilità di accordo prima del referendum di domenica prossima in Grecia. Secondo un funzionario europeo, il premier greco dovrebbe accettare l’ultima proposta presentata dai creditori internazionali e impegnarsi nella campagna per il ‘sì’ nella consultazione del 5 luglio.
Tsipras dovrebbe impegnarsi con una lettera scritta indirizzata allo stesso Juncker, al presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al presidente francese Francois Hollande. L’impegno porterebbe a una riunione dell’Eurogruppo.
Il premier greco starebbe riconsiderando l’ultima offerta fatta da Juncker, scrive il quotidiano Kathimerini, citando alcune fonti secondo cui la pressione causata dalla chiusura delle banche come la scadenza, oggi, del programma di salvataggio avrebbero indotto alcuni membri del governo a chiedere a Tsipras di accettare l’offerta. Le stesse fonti hanno rivelato che l’ufficio del premier ha informato Bruxelles che il premier sta valutando l’offerta.
In un primo tempo, lo stesso Kathimerini aveva detto che c’erano pochi segnali che Tispras avrebbe potuto accettare l’offerta.
VAROUFAKIS – Il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis minaccia, via intervista, il ricorso di Atene nel caso il Paese sia costretto a uscire dalla zona euro. “Il governo greco farà uso di tutti gli strumenti giuridici a cui ha diritto”, ha affermato, nell’intervista al britannico Daily Telegraph. “Chiediamo pareri e valuteremo l’eventualità di un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea. I trattati europei non prevedono l’uscita dall’euro e noi non l’accettiamo. La nostra appartenenza all’eurozona non è negoziabile”, ha aggiunto.
Ieri sera il premier Alexis Tsipras ha confermato che il suo paese non pagherà la tranche del debito da 1,6 miliardi di euro dovuta oggi al Fondo monetario internazionale a meno di raggiungere un accordo in extremis con i creditori.
Tsipras ha assicurato la sua intenzione di “rispettare” il risultato del referendum di domenica lasciando intendere che in caso di vittoria del ‘sì’ (sì al programma dell’Eurogruppo che lui ha respinto) il suo governo si dimetterà. Se invece vinceranno i ‘no’, il suo governo, ha detto, sarà “in una posizione negoziale molto più forte”.
PADOAN – Dall’Italia il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sul referendum ha detto: “Ho massimo rispetto per le decisioni dell’opinione e del governo greco”. Dire che il referendum è un derby tra l’euro e la dracma “è una buona definizione”, ha aggiunto a proposito della definizione della consultazione ellenica data dal premier Matteo Renzi.
“Il dibattito continua a tutti livelli per ottenere risultati e non visibilità mediatica”, ha spiegato Padoan, respingendo le accuse a Roma di non aver inciso nella trattativa . “Dire che l’Italia è stata assente è una falsità”, ha sottolineato.
BCE – Benoit Coeuré, membro del direttorio della Bce, in un’intervista a ‘Les Echos’ ammette: “L’uscita della Grecia dall’area dell’euro, che era una possibilità teorica, non può purtroppo essere esclusa”. “E’ la scelta del governo greco di concludere le trattative con i creditori e di ricorrere a un referendum -aggiunge – che ha condotto l’Eurogruppo a non prolungare il secondo piano di salvataggio”.
Un ‘no’ al referendum dei greci rappresenterebbe, sottolinea, “un rifiuto dell’offerta degli altri 18 paesi dell’area dell’euro. Sarebbe allora molto difficile di riannodare i fili del dialogo politico. L’Eurogruppo ha chiaramente considerato che le proposte delle tre istituzioni (Commissione Ue, Bce e Fmi) erano al limite di quello che era accettabile”.