Apre a Milano il «risto-museo» intitolato a Luciano Pavarotti

Isabella Fantigrossi per Corriere della Sera

Musica e menu modenese, a prezzi democratici, 15 euro per antipasto di salumi, un primo e un bicchiere di vino. «Così sarebbe piaciuto a lui». Ecco il Pavarotti Milano Restaurant Museum, un «risto-museo » – così l’ha definitivo Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti, reduce dalla recente apertura della casa museo del tenore a Modena – inaugurato l’11 giugno da Pavarotti International 23 e Seven Stars Galleria al quarto piano di piazza Duomo 21 a Milano, a fianco dei camminamenti della Galleria Vittorio Emanuele II. Pensato per i milanesi, certo, ma anche per i turisti stranieri e, soprattutto, cinesi «che tanto amavano e ancora oggi apprezzano Luciano». Il ristorante è aperto tutti i giorni dalle 11 alle 23. 

Nei suoi 600 metri quadrati tra sette sale e una lounge tappezzate di foto, cimeli, copertine e dediche a «big Luciano», anche un’area dedicata alla musica dal vivo, dove si esibiranno i giovani talenti cresciuti all’interno della Fondazione intitolata al tenore di Modena. Il ristorante vuole essere – ha raccontato Nicoletta Mantovani durante l’inaugurazione – «un momento di ricordo di Luciano» non solo come artista ma anche come uomo, a partire dalla sua grande passione per la cucina. «Luciano era un grandissimo cuoco, amava la pasta, soprattutto quella ripiena, come i tortellini, i tortelloni e le tagliatelle al ragù». E così questi saranno i piatti forti del ristorante, che avrà un menu «democratico» da 15 euro per essere accessibile a tutti come avrebbe voluto l’artista.

A Modena, città natale di Pavarotti, e al suo primo ristorante, «Europa 92» si ispira l’allestimento dello spazio milanese: travi e mattoncini a vista, per ricordare il legame del tenore con la sua terra. A testimoniare la sua carriera non solo le foto con i grandi del mondo e le dediche di amici come Bono vox («Some can sing opera – si legge sul muro della sala della musica – Luciano was an opera»), ma anche la vicinanza alla Scala, «che tanto ha significato nella sua carriera di tenore». Per ora il ristorante è stato pensato come temporaneo, da chiudere alla fine di Expo. Ma «questa è la residenza milanese di Pavarotti ed è un posto che resterà — ha detto Alessandro Rosso che ha curato la progettazione dello spazio —. Non credo che altri tenori possano superarlo e nessuno quindi potrà spodestarlo».