Starbucks dice addio al cappuccino Arriva il «flat white»

Elmar Burchia per Corriere della Sera 

  

Più caffè, meno schiuma, più hipster: Starbucks, una delle più grandi e famose catene di caffetterie al mondo (con oltre 21.500 punti vendita nel mondo, ma non in Italia), sta avviando una piccola ma importante rivoluzione in fatto di gusto e abitudini: dopo quasi 30 anni dal suo debutto ha infatti iniziato a rimuovere dal menù la versione a stelle e strisce dell’icona italica, il cappuccino. 

Doppio espresso 
Nelle grandi città americane, da New York City a San Francisco fino a Seattle, Detroit, Chicago e Atlanta, al posto del cappuccino viene ora servito il cugino australiano e neozelandese: il «flat white». Cos’è? Gli italiani conoscono questa preparazione solo per via delle loro esperienze di vita o turismo all’estero. È molto popolare nel mondo anglosassone (le sue origini se le contendono infatti i neozelandesi e gli australiani). In pratica, si tratta di un cappuccino servito in tazza molto grande, con pochissima schiuma di latte caldo, rigorosamente intero, e un espresso doppio. In altre parole: il «flat white» si contraddistingue per una maggiore dose di caffè. È stato introdotto nei punti vendita Starbucks negli Usa circa un anno fa, e pare stia avendo un grande successo tanto da soppiantare nelle vendite il cappuccino. «Il cappuccino è una reliquia di quando tutto il mondo aspirava a bere il caffè in stile italiano», dice Peter Thomson del blog Coffee Hunter. «Il flat white rappresenta una nuova onda per il caffè artigianale, indipendente e stile hipster che arriva da luoghi inaspettati quali la Nuova Zelanda e l’Australia». Il cappuccino nei locali di Starbucks si può ancora ordinare, ci tiene a sottolineare l’azienda. Non è però chiaro per quanto tempo ancora. La Scae (Speciality Coffee Association of Europe), l’associazione europea del caffè, definisce un cappuccino una preparazione che abbia da 5 a 15 millimetri di crema di latte.