Corteo no Expo, Milano conta i danni


<p>Le devastazioni dopo il corteo no Expo (Adnkronos)</p>

Le devastazioni dopo il corteo no Expo (Adnkronos)

Il giorno dopo l’apertura di Expo, Milano si sveglia con l’amaro in bocca e fa i conti dei danni di una manifestazione (FOTO – VIDEO) che ha ‘macchiato’ la bellezza di un’inaugurazione che per il premier Matteo Renzi doveva mostrare che “l’Italia s’è desta”.

VERTICE IN PREFETTURA – In Prefettura a Milano è iniziato alle 10 il Comitato per l’ordine pubblico e per la sicurezza per fare il punto dopo i danni provocati da antagonisti e black bloc nel corso del corteo ‘No Expo’. Al termine dell’incontro tra i massimi rappresentanti delle forze dell’ordine del capoluogo lombardo non è prevista una conferenza stampa, ma probabilmente la prefettura farà un comunicato.

“Le forze di polizia – ha detto ieri il prefetto Francesco Paolo Tronca – hanno dimostrato grande professionalità, acume nella gestione e fermezza nella strategia, consentendo che la fase violenta degli scontri venisse contenuta in meno di mezz’ora”.

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha invece assicurato che faranno di tutto “perché i responsabili di fatti gravissimi e inaccettabili vengano individuati e risarciscano i danni morali e materiali”.

GLI ARRESTI – A oggi, gli arrestati per i disordini in città sono cinque e dovranno rispondere di resistenza aggravata. Sono tutti italiani tra i 27 e 42 anni, tra loro due donne, tutti sono anche indagati per lesioni, lancio di cose pericolose e oltraggio. Il numero dei feriti tra i manifestanti non è noto, 7 carabinieri lievemente feriti e 4 poliziotti contusi è invece il resoconto tra le forze dell’ordine.

Un bollettino che racconta quasi nulla di una giornata in cui sono 400 i lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine per respingere sassaiole, lancio di fumogeni e bombe carta.

L’INCHIESTA – I pm di Milano indagano per “devastazione”. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, a guida del pool antiterrorismo. L’ipotesi per cui si procede è prevista dall’articolo 419 del codice penale, prevede una pena massima di 15 anni di carcere.

LE DEVASTAZIONI – I timori della vigilia sono stati infatti confermati e i fotogrammi che restano del primo maggio sono soprattutto quelli di un manipolo di qualche centinaio di incappucciati e black bloc che ha trasformato il corteo pacifico in guerriglia urbana con danni economici e di immagine difficili da calcolare.

Il bilancio è di vetrine di negozi devastate, ingressi di banche completamente distrutte, di decine di auto date alle fiamme o danneggiate, di una ‘battaglia’ che lascia ben evidente sui muri della città le frasi della protesta.

Decine le telecamere distrutte lungo il percorso a impedire che fossero ripresi i volti dei pochi devastatori non incappucciati. Contestatori di professione ben equipaggiati – tante le maschere antigas indossate per non respirare il fumo dei lacrimogeni – con mazze, martelli e spranghe comparsi all’improvviso in un corteo colorato e pacifico oscurato da una violenza che non ha colpito solo presunti luoghi del potere, ma ha danneggiato alla cieca una città.

Le forze dell’ordine, ben presenti nelle strade, hanno evitato il contatto con i manifestanti perché l’obiettivo era evitare feriti o che Milano diventasse la nuova Genova in una similitudine con il G8 evocato ripetutamente dalla vigilia dell’evento. Mentre la rabbia contro i violenti dei cittadini di Milano è esplosa anche sui social. E su Twitter è partita la caccia ai violenti (Foto).

POLEMICA SULLA SICUREZZA – Il tema della sicurezza torna centrale: se dalla maggioranza delle forze politiche arriva la ferma condanna alla distruzione e il pieno sostegno a polizia e carabinieri c’è chi si interroga sulla gestione dell’ordine pubblico. E il segretario della Lega Matteo Salvini chiede le dimissioni del ministro dell’Interno Angelino Alfano.

LA CRONACA DELLA GIORNATA DI IERI – La cronaca della giornata di ieri racconta di un corteo – almeno 15mila persone ‘armate’ di striscioni e volantini – con bandiere rosse o No Tav che percorre il primo tratto da piazza XXIV Maggio fino in via De Amicis senza incidenti, poi lo scenario cambia: da corso Magenta un manipolo di violenti si unisce al corteo.

Dai fumogeni si passa alla rabbia cieca contro le vetrine di via De Amicis, un cambio di passo che segna anche un vero cambio d’abiti. Passamontagna, sciarpe o maschera antigas a coprire il volto vengono indossati, dagli zaini appare l’arsenale – c’è anche un’ascia oltre a bastoni, spranghe e martelli – a cui si aggiungono le aste delle bandiere, le pietre o i cestini della spazzatura. I contestatori di professione si ‘travestono’ di nero: si parte da una vetrina Fineco, senza dimenticare un’agenzia di viaggi o prendere di mira le banche, simbolo di un capitalismo contro cui gli slogan si sprecano.

‘Non sarà un giorno di festa sarà un giorno di lotta’ l’urlo al megafono prima della partenza da presagio diventa certezza. Gli obiettivi sono poco originali: la sede dell’università Cattolica in via Carducci, la sede dell’Enel, le banche vengono colpite tutte.

Di vetrine non danneggiate se ne contano davvero poche. È a pochi passi da piazza Cadorna che la tensione sale e inizia un lancio di sassi contro gli agenti che rispondono con i lacrimogeni. Poi la rabbia si sposta anche contro le auto in sosta: alcune decine quelle bruciate o danneggiate. La colonna di fumo è ben visibile anche a distanza.

Lacrimogeni, lanci di oggetti e sassi ripetuti, corse lungo le strade ad evitare polizia e carabinieri che presidiano la zona è il racconto di una giornata che si conclude in zona Pagano. Sull’asfalto del lungo percorso restano sassi, felpe nere e cappucci sfilati in fretta per tornare in abiti civili, dopo una guerriglia urbana che di civile ha ben poco.