Forse sostituiti in commissione i dissidenti Pd. Cuperlo:il governo rischia la crisi
da Italia Oggi
Sono circa 140, ma 95 quelli dichiarati ammissibili, gli emendamenti presentati alle riforma elettorale, il cosiddetto Italicum, in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Il termine per la presentazione delle proposte di modifica è scaduto questa mattina alle 9. Intanto l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della camera, fissato per stasera alle 20.30, forse sostituirà gli esponenti del Pd “che hanno dichiarato di non voler votare né gli articoli né il mandato al relatore” dell’Italicum. “Verremo sostituiti d’imperio”, ha osservato il deputato della minoranza Dem Andrea Giorgis, “perché nessuno ha chiesto di essere sostituito. Siamo nove sicuri: io, D’Attorre, Fabbri, Agostini, Lattuca, Cuperlo, Bersani, Pollastrini, Bindi. E forse Lauricella. Ci sono già state le telefonate”. E’ stato poi Stefano Fassina a commentare la decisione: “E’ un fatto grave”, ha dichiarato, “e diretta conseguenza dell’indisponibilità da parte del presidente del consiglio a riconoscere le correzioni necessarie affinché il pacchetto Italicum-riforma del senato non introduca un presidenzialismo di fatto senza contrappesi che porterebbe a una regressione della qualità della democrazia”. Fassina ha anche ricordato che la battaglia si farà anche in aula sugli 11 emendamenti presentati dai dissidenti del Pd e si è augurato che il governo non ponga la questione di fiducia. Sulla sostituzione dei componenti Pd della commissione in dissenso rispetto alla linea del partito si sono espressi anche Forza Italia e MoVimento 5 Stelle. Per Il capogruppo di Fi, Renato Brunetta, “la sostituzione di 10 membri di commissione che evidentemente non la pensano come il segretario del partito e premier, Matteo Renzi, è una cosa assolutamente mai vista, è aberrante, è antidemocratico, è anti regolamenti parlamentari”. E il M5S annuncia: “lasceremo la commissione e ritireremo gli emendamenti”, Ipotesi, questa, valutata con attenzione anche da Scelta civica e da Sel. A proposito della fiducia sull’Italicum, il premier Matteo Renzi ha sottolineato: “Vediamo, lo vedremo al momento della discussione parlamentare”, ha detto a Rtl 102.5. “Io – ha aggiunto il premier – sono pronto a dire ‘siamo a un passo, vediamo il traguardo dell’ultimo chilometro, lo sprint finale lo faremo sui pedali a testa alta”. “E’ un controsenso – ha osservato il presidente del Consiglio – che io sia premier senza essermi candidato alle politiche. Con l’Italicum avremo la certezza di chi vince, non ci saranno più inciuci. Col premio di maggioranza alla lista che vince non ci saranno più accozzaglie come l’Unione di Prodi, che andò a casa in meno di due anni o le discussioni interne al centrodestra con Berlusconi che litigava con Fini, con Follini, con Bossi e poi faceva pace. E’ un sistema normale ma è chiaro che qualcuno non la voglia”. Certo è che il governo rischia anche con il voto di fiducia, perché il voto sull’intero testo potrebbe essere a scrutinio segreto e a quel pounto Renzi potrebbe trovarsi in gravi difficoltà. Non è un caso che uno dei leader della minoranza Pd, Gianni Cuperlo abbia osservato: “Una scelta simile metterebbe a rischio la legislatura”. In ogni caso, come ha annunciato uno dei due relatori dell’Italicum, Francesco Paolo Sisto (Fi), le votazioni sui 95 emendamenti ammissibili cominceranno domani alle 14,30.