Bce, con default Grecia coinvolgimento banche non automatico

La Bce è consapevole dei rischi delle misure di allentamento adottate su alcune asset class ma non ha avuto scelta e sta seguendo da vicino gli sviluppi sui mercati. Nel complesso, ha spiegato oggi il vice presidente della Bce, Vitor Constancio, presentando il bilancio 2014 dell’Istituto centrale all’Europarlamento, “le misure della Bce stanno funzionando” e quindi il programma di allentamento quantitativo continuerà fino a quando l’inflazione nella zona euro non si sarà “aggiustata”.
L’obiettivo dell’Eurotower è quello di mantenere un indice dei prezzi al consumo vicino ma inferiore al 2% nel medio termine. Constancio è tornato anche a fare pressing sui governi affinché mettano in atto le misure strutturali. “Serve una combinazione di politica monetaria e fiscale”, ha precisato.
A partire dal lancio del programma Omt della Bce “la frammentazione nella zona euro è diminuita in termini” di mercati finanziari “ma anche di crescita”, ha osservato ancora Constancio. Il programma Outright Monetary Transactions era stato lanciato nel 2012 e prevedeva acquisti di titoli di Stato sul secondario per i Paesi in difficoltà finanziarie che ne avessero fatto richiesta. Gli Stati sarebbero in questo caso stati sottoposti a un memorandum da parte dei creditori. Il piano non è mai stato attivato.
Il numero due dell’Eurotower ha poi ammesso che nella zona euro rimangono degli “squilibri”, come il tasso di disoccupazione che resta molto elevato in alcuni Paesi dell’area. E a proposito della crisi finanziaria della Grecia, resta convinto che Atene non uscirà dall’euro. Constancio ha infatti ripetuto che la Bce non lavora e non crede allo scenario peggiore. “Il trattato non prevede l’espulsione dall’euro”, ha ribadito, “e anche con il default non ci sarebbe l’uscita automatica della Grecia”.
Peraltro, l’eventuale default di uno Stato membro dell’euro automaticamente non ha implicazioni per le banche commerciali. “In caso di default non c’è un coinvolgimento automatico delle banche, se le stesse non risultano insolventi e i loro collaterali vengono accettati”, ha precisato, ricordando che nel plafond di aiuti alla Grecia ci sono ancora 10 miliardi di euro da utilizzare per la ricapitalizzazione delle banche, anche se l’eventuale impiego deve essere sottoposto alla decisione del board della Bce.
Attualmente l’ammontare totale della liquidità garantita dalla Bce alle banche elleniche, ritenute solventi al momento, è di 1,1 miliardi di euro, vicino al 70% del pil della Grecia. Quindi, “è difficile dire che non stiamo finanziando le banche greche”, ha aggiunto, ammettendo però che non può “promettere che finanzieremo la Grecia qualunque sia la situazione”. Secondo Constancio serve, infatti, “guardare alle regole, ai collaterali” che gli istituti di credito possono offrire per ottenere liquidità.
Spetta, invece, solo al governo greco proporre l’introduzione dei controlli sui capitali. “I controlli sui capitali non possono essere decisi dall’esterno. E’ il governo greco che eventualmente deve fare la proposta che dovrà essere poi approvata dall’Unione europea”, ha aggiunto il vice di Draghi, rammentando che Cipro per un periodo è rimasto nell’euro con i controlli sui capitali che poi sono stati progressivamente ridotti fino a essere tolti.
Nell’annual report della Bce il presidente, Mario Draghi, ha scritto che “i primi risultati dimostrano che le iniziative varate in parallelo su più fronti hanno esercitato un’efficace azione congiunta”. I tassi sui prestiti bancari alle società non finanziarie hanno iniziato a diminuire nella seconda metà dell’anno, si legge nel bilancio, oltre a evidenziare una minore dispersione tra Paesi. Sembra essere in atto un’inversione di tendenza nella contrazione del credito. Le proiezioni di crescita e le aspettative di inflazione, sia nelle valutazioni degli osservatori esterni sia nell’esercizio di previsione degli esperti della Bce, sono state riviste al rialzo.
Inoltre, il clima di fiducia ha mostrato nell’insieme un miglioramento complessivo. “Le nostre azioni sono state quindi non solo coerenti con il nostro mandato, ma anche credibili, trasparenti ed efficaci. Continuano a sostenere la fiducia nell’euro, la cui attrattiva come moneta è stata confermata agli inizi e alla fine del 2014: prima con l’adesione della Lettonia quale 18° Stato partecipante all’area poi con la conclusione dei preparativi all’ingresso della Lituania il 1 gennaio 2015, che ha portato a 19 il numero dei Paesi dell’unione monetaria e a 338 milioni i suoi cittadini”.