Italicum, minoranza in trincea, Renzi riunisce deputati Pd. Sel, Fi e Lega: appello a Mattarella
da Repubblica
Mancano poche ore: è prevista per stasera, nell’assemblea dei deputati Pd con il premier Matteo Renzi, la resa dei conti all’interno del Partito democratico sull’Italicum. E l’attesa è carica di tensione. ‘Area riformista’, con a capo Roberto Speranza non cede e annuncia di non voler votare in assemblea una legge elettorale ‘blindata’. Ma il segretario Pd non vuole più perdite di tempo: a suo parere sono già state fatte molte modifiche e ora è il momento di andare avanti con le riforme costituzionali: “Non è il Monopoli”, aveva già ammonito ieri. È certa di una conclusione rapida il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia: “È vero che ci sono state molte resistenze, ma vedrete che una volta che si arriva alla fine del percorso legislativo in parlamento e quindi che avremo – io dico a breve, a brevissimo – una nuova legge elettorale, la volta dopo si vota con la legge elettorale approvata. E’ una riforma che ha un problema di attuazione limitato, anzi inesistente”.
“Se le posizioni della minoranza” sulla legge elettorale “rimarranno inamovibili non c’è alternativa alla fiducia”, ha detto in un’intervista a Repubblica la vicesegretaria Pd Debora Serracchiani, che sottolinea come arrivare a una resa dei conti nel partito “non è l’intenzione di Renzi e della maggioranza del Pd. Considerare questo passaggio come una sfida non serve al Paese. L’Italicum è il frutto del lungo lavoro fatto anche nel partito per accogliere i contributi della minoranza oltre che di altre forze politiche”.
Ma le parole di Serracchiani non sono piaciute a Sel: “Come si permette la Serracchiani, che non è deputata né ministro, di minacciare la fiducia sull’Italicum? Tratta il parlamento come una sezione del Pd”, è la reazione su Twitter del capogruppo dei deputati vendoliani a Montecitorio, Arturo Scotto. E scongiurare la fiducia sull’Italicum, che equivarrebbe a un “golpe” e a un gravissimo “strappo costituzionale”, è la richiesta inoltrata da Sel, Forza Italia e Lega Nord, che hanno inviato, ciascuno per proprio conto, tre lettere distinte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Alle tre forze di opposizione si aggiungerà poi anche Fratelli di Italia di Giorgia Meloni.
Come si permette @serracchiani che non è deputata ne’ ministro di minacciare fiducia su #Italicum? Tratta #Parlamento come sezione #pd #Sel
— Arturo Scotto (@Arturo_Scotto) April 15, 2015
Di contro, il Movimento 5 Stelle si distingue dalle opposizioni e decide di non scrivere al presidente della Repubblica. Per la capogruppo pentastellata, Fabiana Dadone, Mattarella ha “tutti gli strumenti per valutare la situazione. Le forze politiche alla Camera hanno ritenuto di dover scrivere nonostante la fiducia sia stata fatta capire. Per noi è prematuro”.
Si augura che non si arrivi al voto di fiducia, invece, Linda Lanzillotta, vicepresidente del Senato: “La legge elettorale è stata oggetto di una lunghissima elaborazione e anche di una faticosa mediazione all’interno del Pd, ora è arrivato il momento di decidere. Mi auguro – ha aggiunto – che non si ricorra al voto di fiducia, questa è una valutazione che spetterà al governo. Quello che appare evidente è che non si può tornare indietro, ricominciare a discutere e perdere altro tempo prezioso perché, ad oggi, non abbiamo una legge elettorale. La minoranza del Pd si deve rendere conto che ha una grande responsabilità. Sembrerebbe incomprensibile agli italiani che, nel momento in cui ci sono i primi segnali di ripresa economica, noi ci fermassimo tre mesi per fare la campagna elettorale perché c’è uno scontro interno al Pd. Penso che questo gli italiani lo considererebbero demenziale” ha concluso Lanzillotta.
“Immaginare di cambiare ancora la legge elettorale significa riportare la discussione al punto di partenza” e questo non avverrà perché “per noi questa legge funziona e funziona bene, garantisce la governabilità, si sa chi vince e chi perde, ha il premio di maggioranza alla lista che è una spinta formidabile alla semplificazione del panorama politico”, ha ribadito il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini.
Contrario all’ipotesi fiducia anche Ncd: “Io credo che la fiducia sull’Italicum sarebbe un grande errore e faremo di tutto per evitarla perché la fiducia sulle regole non si mette e non è mai stata messa. Solo De Gasperi nel ’53 dopo un lungo ostruzionismo alle Camere lo fece quando il Paese era sull’orlo di una guerra civile”, ha detto l’esponente alfaniano, Gaetano Quagliariello. “Non sto facendo una minaccia, noi non soltanto garantiamo lealtà, ma faremo uno sforzo per capire che non tutti possono ottenere tutto quando si tratta di regole e su questo noi siamo i primi. Vogliamo far rispettare i patti anche a voto segreto”.
Duri i toni di Forza Italia: “La legge elettorale della quale discuterà oggi il gruppo del Pd alla Camera è una legge fatta su misura per Renzi. Il premio alla lista, cosí come la previsione del ballottaggio, che avvantaggia sempre la sinistra, sono tutte cose pensate esclusivamente per favorire il Partito democratico”, dichiara in una nota Alessandro Cattaneo, membro del Comitato di presidenza di Forza Italia e responsabile Formazione del partito. “La prima versione dell’Italicum, scritta anche con l’aiuto di Forza Italia, era senza dubbio una legge elettorale più equilibrata e con meno incoerenze. Ricordo infatti il premier che ci diceva mai più partitini, salvo poi inserire nel nuovo testo lo sbarramento ridotto al 3% per favorire le formazioni minori che sostengono il governo. Ci prepariamo dunque a vedere approvata una legge elettorale fatta su misura per il Pd ed i suoi alleati; una vera legge a favore del Premier e ad personam. Vedremo tuttavia se ci saranno sorprese vere grazie all’azione della minoranza interna del Pd o se saremo di fronte all’ennesimo penultimatum”, conclude.