Eni: Descalzi, cresciamo da soli, in 7 anni scoperti 10 miliardi di barili

Agi

L’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, a quasi un anno dal suo insediamento tira un bilancio e, in un’intervista al Corriere della Sera, rivendica la correttezza delle sue scelte piu’ recenti a partire da quella di tagliare il dividendo: “Il faro del nostro piano e’ quello della solidita’ del bilancio, che va ottenuta coprendo investimenti e dividendi con la cassa che viene prodotta; riducendo la quota di utile distribuita in modo che scenda sotto il 100% fino al 60% del 2017-201 ; tenendo il rapporto debito patrimonio sotto il 30% con un trend in diminuzione a partire dal 2016; avviando 16 nuovi progetti per produrre petrolio e gas. Un percorso iniziato lo scorso maggio subito dopo la mia nomina, la nuova struttura organizzativa e il taglio di costi generali e amministrativi che arrivera’ a 2 miliardi”. In sintesi Descalzi ritiene “che oggi si possa dire che il mercato abbia apprezzato la nostra decisione secca, senza alchimie, e non la forma ibrida cash-azioni che altre compagnie hanno utilizzato”. Il n.1 del ‘cane a sei zampe’ spiega anche il perche’ della sua scelta di concentrarsi sul far diventare Eni “una ‘oil e gas company’ integrata”. “In passato – ha ha detto – l’Eni era abituata a stare seduta su diverse gambe robuste, come il gas, la raffinazione, che negli ultimi 5-6 anni hanno pero’ visto cronicizzarsi i loro problemi strutturali. Dal 2009 al 2013 la raffinazione ha perso 6 miliardi di euro e dal 2011 al 2013 il gas & power 4,8 miliardi, mentre la produzione di petrolio e gas ha registrato risultati operativi per oltre 70 miliardi.

  Insomma, il gruppo Eni ora si fonda su una sola robustissima gamba, ma molto legata all’andamento del petrolio. Per questo ci serve un bilancio solido, con un debito basso e con la flessibilita’ per rispondere a ogni situazione”.
  Descalzi garantisce che saranno centrati tutti gli obiettivi e saranno realizzati i progetti illustrati agli azionisti: per noi “parlano i fatti, come accaduto nelle acque profonde dell’Angola; o in Congo, dove abbiamo messo in produzione in tempi record un campo gigante. Certo, le preoccupazioni ci sono, ogni progetto va seguito passo dopo passo e magari in qualche caso rinforzato con personale nostro.
  Pero’ credo che gli investitori siano contenti che negli ultimi 7 anni lei abbia scoperto 10 miliardi di barili a un costo medio di due dollari. II nostro futuro passa senza dubbio dalla capacita’ di sviluppare tutte le risorse che abbiamo trovato”. Per questo l’Ad di Eni non pensa “di fare acquisizioni, anche se – ammette – tutto puo’ succedere. Di solito le compagnie comprano assets per acquisire riserve senza rischio esplorativo, ma per noi e’ diverso, di risorse da sviluppare ne abbiamo scoperte tante, e l’Eni si e’ sempre distinta per la sua capacita’ di crescere organicamente”. Crescita che per Descalzi vede “nell’Africa il nostro pezzo forte, per tradizione e per quanto scoperto negli ultimi anni” mentre “la diversificazione invece riguardera’ il Pacifico, il Vietnam, Myanmar, e poi gli Usa e anche il Messico, dove siamo interessati al processo di privatizzazione (di Pemex, ndr)”.