La sospensione dei mutui è un bluff
Beatrice Migliorni per Italia Oggi
La sospensione della restituzione dei prestiti da parte delle imprese scende da 36 a 12 mesi, eventualmente rinnovabili. E lo stand by non sarà a costo zero: le imprese infatti dovranno fare i conti con il ricalcolo degli interessi che appesantirà il conto finale (si veda ItaliaOggi del 24 e 31 marzo). Potranno, inoltre, accedere solo le Pmi che non avranno debiti scaduti da più di 90 giorni che daranno prova di poter riprendere i pagamenti. Questo è quanto prevede la bozza di accordo tra Abi e associazioni delle imprese che attua la norma contenuta nella legge di Stabilità 2015 e che dovrebbe vedere la luce entro oggi.
Una sola opzione. Un compromesso al ribasso, ma l’unico accordo possibile. Questa la linea di condotta a cui imprese e famiglie hanno deciso di sottostare per riuscire a raggiungere una soluzione in tempi accettabili (la scadenza, infatti, era fissata per ieri) senza l’ausilio del Ministero dello sviluppo economico e delle finanze. Un accordo che, se da un lato contraddice lo spirito con cui è stato scritto il comma 246 della legge 190/2015, dall’altro lato si pone come l’unica via percorribile alla luce delle nuove regole che le banche sono tenute a rispettare in base ai dettami europei. Ed ecco, quindi, che da tre anni la sospensione scende a dodici mesi. Al massimo rinnovabili di anno in anno. E a ridursi è anche la platea degli aventi diritto. Nonostante l’autore della norma, Francesco Cariello (M5s), abbia più volte sottolineato il fatto che la disposizione sancisce un diritto per tutti i cittadini e le imprese, ecco che per accedere alla sospensione saranno necessari dei requisiti ad hoc, come l’assenza di posizioni debitorie o sofferenze consistenti o debiti scaduti oltre i 90 giorni. I casi di sospensione verranno, inoltre, esaminati uno ad uno senza automatismi di sorta. Gli istituti bancari, poi, dovranno dare una risposta entro e non oltre 30 giorni lavorativi dalla presentazione della domanda e, facoltà delle parti, sarà quella di poter effettuare una revisione dei contenuti dell’accordo entro il 31 dicembre di ogni anno.