Le tre anime della Francia si sfidano ai ballottaggi per le amministrative
da Il Sole24Ore
Parigi – Quante province riuscirà a strappare la destra? Quante ne riuscirà a conservare la sinistra? Ce la farà l’estrema destra a conquistare almeno un dipartimento? Sono queste le domande che troveranno una risposta domenica sera, alla chiusura delle urne dei ballottaggi delle elezioni provinciali francesi.Come sempre, il voto del primo turno è più politico, più ideologico. E quello di domenica scorsa è servito per chiarire che ormai lo scenario politico francese si è trasformato da bipolare a tripolare. Con la destra storica guidata Nicolas Sarkozy – che abitualmente viene definita “moderata”, grazie anche all’alleanza con i centristi, seppure molti slogan dell’ex presidente riecheggino quelli del Front National – saldamente in testa con il 29,4 per cento. Il partito di Marine Le Pen al secondo posto, con il 25,2% (ritoccando al rialzo l’exploit delle europee, quando aveva preso il 24,9%). E il partito socialista del presidente François Hollande in terza posizione, con il 21,9 per cento.
La scheda del secondo turno è più “utile”, più ragionata, più strumentale all’elezione del presidente del dipartimento (che avverrà il 2 aprile) e magari a sbarrare la strada a un candidato.Ed è proprio questo il dibattito che ha segnato l’intera settimana, a sinistra come a destra. Più a destra che a sinistra, a dire il vero. Se infatti il partito socialista non ha avuto dubbi nel dare indicazione ai propri elettori di votare per il candidato della destra là dove la sinistra è assente, in modo da evitare la vittoria del Fronte, Sarkozy ha confermato la scelta del “ni-ni”: nelle centinaia di cantoni (i collegi in cui è diviso il dipartimento) dove l’Ump è assente, l’elettore viene in sostanza lasciato libero di fare quello che vuole.
Stando ai sondaggi, gli elettori di destra si divideranno più o meno alla pari tra chi si asterrà, chi voterà per l’estrema destra e chi per la sinistra.
Un comportamento che, almeno sulla carta, potrebbe consentire al Front National di conquistare uno o due province. Per la Le Pen – che comunque la sua scommessa del radicamento territoriale, con un centinaio di consiglieri quando ne aveva solo due, e della stabilizzazione del proprio peso elettorale nazionale l’ha già vinta – sarebbe un trionfo.
Anche se la partita sulla guida dei dipartimenti si giocherà tra destra e sinistra. L’obiettivo della prima (che oggi ne controlla 40) è di arrivare almeno a 70 (su 101). Quello della seconda (che ne ha 61) è di limitare i danni conservandone una quarantina.