Quirinale, la scelta e lo strappo
Massimo Franco per Corriere della Sera
Ma la logica porterebbe a dire che il segretario-premier è riuscito a trovare un profilo insieme alto e condivisibile dall’intero partito, e non solo. Mattarella è una personalità agli antipodi rispetto a Renzi, eppure proprio questo rappresenta un elemento di merito per chi lo ha proposto. Si dirà che ha prevalso l’esigenza di tenere unito il Pd. E questo c’è: sarà essenziale per centrare il risultato e non aprire giochi al buio. Non a caso, il ruolo di ricucitura di Pier Luigi Bersani può risultare decisivo per arginare i franchi tiratori. Se regge l’intesa, l’abilità renziana va sottolineata. Rimane da capire il ruolo che il centrodestra si assegna. P er ora bisogna prendere atto del rifiuto, apparentemente perentorio, di Forza Italia e Ncd di avallare il candidato del Pd, gridando alla violazione dei patti. Tuttavia si tratta di un «no» che va decifrato e tarato su quanto accadrà nelle prossime ore. Regalare Mattarella non al Pd ma ad una maggioranza di sinistra non sarebbe un capolavoro di strategia. Idem, in caso di nulla di fatto, aprire una sorta di lotteria, coda fedele e avvelenata di quel toto Quirinale che ha creato troppe aspettative e dunque troppe frustrazioni; per poi magari ritrovarsi una candidatura ben più sgradita.
La sensazione è che Silvio Berlusconi e Angelino Alfano resistano all’idea di appoggiare Mattarella soprattutto perché ritengono di avere subìto uno sgarbo; e perché vogliono risultare determinanti, non aggiuntivi. Insomma, rivendicano una versione paritaria del patto del Nazareno, di fronte al metodo brusco di un Renzi che addita e non concorda una soluzione; e ora sono tentati di disdirlo, scottati da una mossa imprevista e spregiudicata. È un’operazione azzardata, però. E lascia altrettanto perplessi l’orientamento, non ancora definitivo, di Alfano di non votare Mattarella alla quarta votazione. Un’opzione del genere inserirebbe un cuneo non tanto nella scelta del presidente della Repubblica quanto nella maggioranza di governo e nel processo di riforme.