Bonomi lascia dossier Bpm nel cassetto, glissa su Carige

Francesca Gerosa per Milano Finanza

La possibilità che il finanziere Andrea Bonomi torni a guardare alla Banca Popolare di Milano “è solo una speculazione” della stampa. Così il presidente del fondo Investindustrial, a margine del convegno 4 Ruote day, oggi ha smentito un eventuale ritorno di fiamma, ribadendo che “in questo momento non stiamo pensando a queste cose”.

Oggi Il Sole 24 ore ha sottolineato che proprio Bonomi potrebbe rifarsi avanti per attuare quel rilancio della banca che aveva tentato un paio di anni fa in tandem con l’allora amministratore delegato, Piero Luigi Montani. Quest’ultimo, ora alla guida di Banca Carige , ha dato adito alle indiscrezioni su un possibile matrimonio Milano-Genova.

Oggi però Bonomi non ha voluto commentare un suo possibile interesse per Banca Carige . Più volte in questi mesi sono trapelate indiscrezioni secondo cui starebbe trattando con la Fondazione Carige , che controlla ancora una quota del 19% della banca, per rilevare una partecipazione dell’istituto ligure. Se nel caso di Bpm la smentita è stata secca, per quanto riguarda Carige Bonomi ha solo glissato: “sono tutte società quotate in borsa, lasciamole stare”, ha tagliato corto.

Banca Carige dovrà effettuare un aumento di capitale da massimi 700 milioni di euro per colmare il deficit evidenziato dagli stress test e la Fondazione non ha le risorse necessarie per aderire pro-quota. Il nodo da sciogliere nella trattativa tra Bonomi e la Fondazione Carige sarebbe il prezzo.

Bonomi si è, infine, soffermato sul decreto del governo per la trasformazione in società per azioni delle popolari: “il mondo delle popolari ha un momento importante e difficile di decisioni davanti a sé”, ha detto, giudicando “inutile” l’arrocco delle popolari contro il Dl che, tra l’altro, modifica la loro governance. E anche nell’ipotesi che il Dl venga bloccato “arriverebbe comunque la Bce che nel prossimo comprehensive assesment sicuramente falcidierà” le banche popolari “a causa della governance. Il problema resta il voto capitario”.

Questa partita si giocherà su un doppio binario: da una parte l’impegno a non lasciare niente di intentato per bloccare il decreto di riforma del settore da parte di Assopopolari, dall’altra la valutazione di tutte le opzioni, anche di M&A, per poter rafforzare le banche e renderle prede meno facili.

Secondo quanto riportato da MF, il decreto riguardante la trasformazione delle popolari sarebbe stato valutato dall’associazione Assopopolari “incostituzionale”. Tra le contestazioni, la mancata esistenza dello stato di urgenza (infatti le popolari avrebbero 18 mesi per adeguarsi alla nuova normativa; art.77) e la mancata tutela delle formazioni sociali in cui si sviluppa la personalità umana (art.2), della possibilità di esercitare l’attività bancaria limitandola al non superamento di una determinata soglia dimensionale (atr.3), della libertà di iniziativa economica privata (art.41) e della funzione sociale della cooperazione (art.45).

L’opposizione al decreto potrebbe arrivare in Parlamento anche da partiti molto distanti, tra i quali i contatti sarebbero già in atto. Non è quindi da escludere che l’esecutivo, per evitare ogni compromesso, decida di blindare il testo, ponendo la fiducia. “C’era da attendersi l’opposizione da parte delle banche popolari anche se sembra che all’interno del comparto vi siano posizioni di apertura”, commenta un analista di una sim milanese. “E’ probabile che il governo adotterà alcune modifiche al decreto come quella al limite sul possesso di partecipazione per poi porre la fiducia”.

Comunque il processo in atto porterà a un’accelerazione del consolidamento tra le banche popolari. “Secondo noi la Banca Popolare di Milano ha le caratteristiche per essere la più ambita delle prede, con una qualità degli attivi eccellente, capitale in eccesso e un ottimo posizionamento geografico”, aggiunge l’esperto della sim, confermando la raccomandazione buy e il target price a 0,95 euro sul titolo Bpm , ora in calo dell’1,93% a 0,71 euro in borsa. “Tra le nostre popolari preferite c’è anche la Banca Popolare dell’Emilia Romagna e il Credito Valtellinese , su cui confermiamo buy con target price rispettivamente a 8,2 euro e a 1,3 euro”.