Bankitalia: nel 2015 il Pil può crescere dell’1,2%
Adnkronos
Dopo la crescita ‘modesta’ del Pil nel 2014 – che si attesterebbe intorno allo 0,4% – per l’economia italiana si prepara una “più sostenuta” in quello in corso fino all’1,2 per cento. E’ lo scenario disegnato dalla Banca d’Italia nel Bollettino economico di gennaio in cui però si sottolinea come “resta ampia l’incertezza attorno a questi valori”. Infatti, spiega Via Nazionale, “sarà cruciale l’intensità della ripresa della spesa per investimenti; un rapido miglioramento delle prospettive di domanda e delle condizioni finanziarie potrebbe accrescerla, nonostante l’elevato grado di capacità produttiva inutilizzata”.
Per migliorare il +1,2% previsto, spiega Bankitalia, bisognerebbe che “il prezzo del petrolio si mantenesse sui valori registrati negli ultimi giorni”.
Anche le stime sull’inflazione, ovviamente, sono condizionate da questa variabile: le previsioni di Bankitalia sono di una variazione dell’indice dei prezzi al consumo marginalmente negativa quest’anno (-0,2%), risentendo in larga misura del forte calo delle quotazioni del petrolio” mentre l’inflazione “rimarrebbe al di sotto dell’1,0% anche nel 2016 (precisamente 0,7%)”.
Ma Via Nazionale sottolinea anche come la nostra economia “oltre a trarre vantaggio dalla caduta del prezzo del petrolio e dalla graduale accelerazione degli scambi internazionali, verrebbe sostenuta dall’orientamento espansivo della politica monetaria, riflesso anche nel deprezzamento dell’euro, e dalle misure di riduzione del cuneo fiscale disposte con la legge di stabilità”
Per quanto riguarda la politica monetaria, il riferimento diretto è alla Bce le cui “misure aggressive di sostegno monetario possono contribuire a contrastare le pressioni al ribasso sui prezzi e la debolezza dell’attività economica nell’area”.
In dettaglio, ipotizzando un Quantitative Easing – o come dice il Bollettino una “espansione del bilancio dell’Eurosistema” – “che si riflettesse in una riduzione dei tassi di interesse sui titoli di Stato a più lungo termine pari a 50 punti base e in un deprezzamento dell’euro del 5 per cento, si tradurrebbe in un livello del Pil più elevato di circa mezzo punto percentuale nel biennio 2015-16, sia in Italia sia nel complesso dell’area; -continua Bankitalia- l’inflazione risulterebbe più alta di due-tre decimi di punto in ciascun anno”.
“Gli effetti sarebbero maggiori – aggiungono da Via Nazionale – se si tenesse conto anche dell’impatto che le nuove misure potrebbero avere sulla fiducia e sulle aspettative di inflazione di famiglie e imprese”.