Atene verso le elezioni, alert sulla liquidità delle banche

Ettore Livini per Repubblica

Eurobank e Alpha, due delle quattro grandi banche greche, mettono le mani avanti e nel timore di una crisi di liquidità dopo le elezioni chiedono alla Bce di attivare preventivamente l’accesso all’Ela (Emergency Liquidity Assistance), il sistema di liquidità d’emergenza di Francoforte. “Allo stato non abbiamo nessun problema di questo genere”, hanno precisato gli istituti.

Da novembre però il livello dei depositi ad Atene ha ripreso a scendere dopo un anno di crescita e in dicembre i risparmiatori hanno prelevato dalle banche qualcosa come 3 miliardi, 100 milioni al giorno. Nel 2010, prima dell’avvitamento della crisi, gli istituti di credito avevano in cassa 230 miliardi. Oggi siamo circa a 168, sei miliardi in più del picco negativo del 2012. I greci preferiscono tenere il denaro a disposizione in contanti, ritardando anche il pagamento delle tasse.

La notizia della richiesta ha mandato un po’ in fibrillazione i mercati, affossando i titoli del credito sulla Borsa di Atene e spingendo al rialzo i rendimenti sui titoli di Stato. La prudenza delle banche elleniche si spiega con gli appuntamenti che attendono nei prossimi 30 giorni il paese.

Le elezioni del 25 gennaio il primo. E in caso di vittoria di Syriza la prospettiva di un difficile negoziato con la Troika per sbloccare l’ultima tranche di 7 miliardi di aiuti nell’ambito dei prestiti da 240 miliardi ottenuti da Bce, Ue e Fmi. Se non si trovasse un’intesa, Bce, Ue e Fmi potrebbero congelare il credito spingendo il paese sull’orlo del default (anche se negli ultimi giorni sono arrivate un po’ di aperture). In quel caso le banche non potrebbero più utilizzare i titoli di Stato che hanno in portafoglio come garanzia per ottenere dalla Bce i prestiti necessari a finanziare l’economia. E la Grecia rischierebbe di andare in tilt.

L’allarmismo finanziario, del resto, è uno dei temi più importanti di questa campagna elettorale. “O votate noi o sarà il caos”, ha ammonito il premier Antonis Samaras, leader del centrodestra di Nea Demokratia. Alexis Tsipras, invece, numero uno di Syriza in testa nei sondaggi, aveva detto nel suo primo comizio ai quadri del partito di “prepararsi al terrorismo mediatico che avrebbe cercato di trasformare la rabbia del Paese, per i cinque anni di crisi, in paura”. Spostando così il voto degli indecisi verso Nea Demokratia, che nell’ultimo mese prima delle elezioni 2012, grazie a questo fattore, ha guadagnato quel 10% in più di consensi che le ha consentito di uscire vincitrice alle urne.