Russia taglia le spese del 10%. Pil previsto in calo del 2,9% e inflazione su del 17%

da Italia Oggi

La Banca mondiale attende una profonda recessione per la Russia di Putin quest’anno, con un calo del Pil del 2,9% e una lieve ripresa nel 2016 che si tradurrà in un Pil in crescita dello 0,1%. La stima della Banca Mondiale per il 2014 è di una crescita dello 0,7% mentre per il 2017 la previsione è di un’accelerazione della ripresa all’1,1%.

Il bilancio federale russo nel 2015 perderà 3 mila miliardi di rubli (45,6 miliardi di dollari) di entrate, con un prezzo medio del petrolio sui 50 dollari a barile. Lo ha reso noto il ministro delle Finanze, Anton Siluanov che ha riferito che il suo dicastero proporrà al parlamento un taglio del 10% su tutte le spese di bilancio, tranne quelle nei settori ritenuti protetti come la difesa. Inoltre, ha aggiunto, la spesa totale nel 2015 potrà crescere solo del 5%, invece che dell’11,7% precedentemente previsto.

Il ministro ha poi annunciato che il fondo di riserva, destinato a coprire ogni eventuale buco nel budget federale, sarà aumento di 370 miliardi di rubli. La Russia è pronta ad intervenire con azioni di politica monetaria per fronteggiare la caduta del rublo e contrastare l’impennata dell’inflazione che potrebbe raggiungere il 17% quest’anno, secondo Vedev. Il rublo sta subendo le conseguenze del crollo del prezzo del petrolio che, secondo le stime comporterà un buco per le entrate russe di 180 miliardi di dollari. Il ministero delle finanze a breve provvederà a immissioni sul mercato utilizzando una parte del fondo liquidità.

“Il picco d’inflazione arriverà a marzo-aprile quando l’inflazione su base annua potrebbe raggiungere tra il 15 e il 17%”, ha detto Vedev. “Nel 2014″, ha aggiunto, “il Pil dovrebbe essere calato tra lo 0,5 e lo 0,6%”.
A fine dicembre il ministro delle Finanze, Anton Siluanov aveva predetto che, se il barile si manterrà attorno ai 60 dollari, l’economia russa si contrarrà del 4% nel 2015.

L’inflazione ha già raggiunto l’11% con il rublo colpito pesantemente dall’andamento dei prezzi del barile e dalle sanzioni occidentali per il ruolo russo nel conflitto ucraino. La valuta nazionale russa ha perso qualcosa come il 16% rispetto al dollaro dall’inizio dell’anno, dopo essersi deprezzata già di circa il 41% nel 2014.

L’economia russa dipende fortemente dal petrolio e dal gas. Ieri, con il prezzo del barile di brent sceso a circa 46 dollari, il rublo ha continuato a scivolare.