Allarme sicurezza, l’Expo si blinda come un aeroporto: ai varchi 108 macchine a raggi X

da Repubblica

Sarà come entrare in un mega aeroporto. Perché prima di varcare i tornelli posizionati ai quattro ingressi pedonali di Expo, i visitatori dovranno lasciare che 108 macchine a raggi X — più di quante ce ne sono a Linate e Malpensa — facciano una “radiografia” a borse e zaini. I tusristi del 2015 dovranno far ”annusare” i bagagli da speciali strumenti — tanti quante sono le macchine a raggi X — chiamati sniffer che rilevano la presenza di esplosivi. Per poi passare sotto oltre 400 archetti (quattro per ogni macchinario) in grado di trovare i metalli. E proprio come ai varchi di un gate, se scatterà un allarme ci saranno gli addetti ai controlli con metal detector portatili in mano a fare una seconda verifica.

Nei giorni di punta, quando fra i padiglioni sono attese 250mila persone, alle porte ne serviranno almeno un migliaio: addetti che Expo chiamerà a bordo attraverso il bando lanciato per garantire la vigilanza di tutto il sito. È una città sorvegliata da 2.500 telecamere e circondata da una speciale recinzione alta 3,15 metri che correrà lungo tutti i sei chilometri di perimetro dell’area, quella di Rho-Pero. Un milione di metri quadrati che dovranno funzionare 24 ore su 24 per tutti i 184 giorni di apertura della manifestazione. Un ciclo continuo, anche di notte, quando entreranno fino a 950 camion per rifornire gli stand, i ristoranti e le cucine di cibo, bevande e materiali. E anche lì, ai sette accessi dedicati ai motori di servizio, ci saranno altri occhi elettronici in grado di leggere le targhe, ci saranno altri uomini, altri macchine a raggi X, altri varchi per chi dovrà fare le pulizie o la manutenzione.

È il sistema di sicurezza che Expo sta mettendo in campo per i sei mesi. Una rete di protezione che, a maggior ragione in quel clima di allerta internazionale scattato dopo Parigi, le forze dell’ordine dovranno gestire con agenti e mezzi in più. Per riuscire a dare corpo alla strategia, il governo ha messo a disposizione 126 milioni (36 nel 2014 e 88 nel 2015) in due anni. E il piano si allargherà ben oltre i confini di Rho-Pero perché gli uomini — migliaia — dovranno vigilare sul sito, certo, ma anche sulla città, sugli aeroporti, sulle stazioni e sugli obiettivi che verranno dichiarati sensibili. Un sistema a cui, assicurano dalla prefettura, tutti stanno lavorando. Ma che ora, e con in mano le informazioni che arriveranno anche sul fronte del pericolo terrorismo, sarà definito nei dettagli.

Saranno le forze dell’ordine a dover comunicare a Expo, per esempio, l’allerta che ci sarà in giorni particolari, le cautele da avere per alcuni Paesi come Israele o gli Stati Uniti, le diverse misure da mettere a punto a seconda della visita delle personalità internazionali. Non a caso, domenica pomeriggio il commissario unico Giuseppe Sala ha fatto un sopralluogo sul cantiere con il prefetto Francesco Paolo Tronca e il questore Luigi Savina. «È stata una visita approfondita — ha detto Sala al TgR Lombardia — per verificare la protezione del sito». E questo non significa solo le telecamere ma anche le « reti di recinzione» e il personale di sicurezza «che si dovrà avere». La visita è stata fatta per verificare lo stato di avanzamento dei lavori, ma ha assunto un’importanza in più dopo gli attentati in Francia. E un viaggio tra i padiglioni in costruzione lo hanno fatto i ministri Maurizio Martina e Maurizio Lupi. Assicurando la «massima attenzione del governo».

Ogni punto, nella cittadella di Expo, sarà sorvegliato. E la mappa di telecamere di varia natura — comprese quelle a infrarossi — disegnata è imponente. Saranno 2.500: 500 dovranno presidiare tutto il perimetro, il cardo e il decumano, i viali secondari; 2mila saranno montate a guardia delle aree comuni come le palazzine di servizio o i padiglioni tematici. A queste si aggiungeranno quelle che monteranno i vari Paesi, che a loro volta potranno avere un sistema interno di sicurezza. Tutto sarà monitorato dagli schermi di via Drago, a un chilometro di distanza in linea d’aria. In gergo lo chiamano EC3. Dove la “E” sta per Expo, la “C” al cubo è l’abbreviazione di centro di comando e controllo. È in questa palazzina alla periferia di Nord Ovest della città che arriveranno tutte le immagini e verrà allestita la situation room dell’Esposizione. Al lavoro ci saranno gli addetti della spa, ma sarà anche il punto di controllo avanzato di forze dell’ordine, prefettura, protezione civile e istituzioni.