Casse di previdenza da accorpare
Ignazio Marino per Italia Oggi
L’accorpamento delle Casse di previdenza dei professionisti prende quota a livello politico. Non più moral suasion sui diretti interessati ma atti più concreti per arrivare allo snellimento del sistema. E’ ormai sufficientemente chiara, infatti, l’idea che i commissari della Bicamerale di controllo degli enti gestori forme di previdenza obbligatorie si sono fatti a tal riguardo. E nel 2015 il presidente dell’organo vigilante parlamentare, Lello Di Gioia, ritornerà a bussare alla porta del governo per ricordare la necessità di procedere in questo senso.
Già, perché proprio lo scorso 3 dicembre lo stesso Di Gioia ha ottenuto l’approvazione in Aula alla Camera di una mozione (sottoscritta da una quarantina di parlamentari) che, fra le altre cose, chiede all’esecutivo un incisivo restyling della normativa sui fondi pensione in generale. Forte di questo successo, il presidente della Bicamerale in occasione dell’ultima audizione sul “sistema previdenziale pubblico e privato” del 17 dicembre ha annunciato l’intenzione di farsi promotore della razionalizzazione del comparto. Incontrando i vertici del Comitato unitario delle professioni, Di Gioia ha infatti detto: “Vi pare normale che in questo paese vi possano essere 21 Casse? A me no. Un esempio: che senso ha avere la cassa dei medici, quella dei farmacisti, degli infermieri e degli psicologi sapendo che qualcuna di queste, psicologi e farmacisti, hanno delle difficoltà? Credo che sia più normale costruire, con la loro collaborazione, degli accorpamenti per area che abbiamo una funzionalità. Anche in chiave di sanità integrativa”. Dal primo gennaio, dunque, la commissione inizierà una serie di audizioni più specifiche per fornire successivamente ai ministeri competenti tutte le informazioni necessarie.
La mozione. Ad aprire un varco a Di Gioia è stata la Legge di Stabilità approvata nei giorni scorsi. La citata mozione, infatti, chiedeva al Governo di inserire nel testo della Manovra un meccanismo incentivante tale da spingere le Casse a investire sullo sviluppo del Paese. Cosa poi avvenuta con l’aumento della tassazione sulle rendite fino al 26% e la previsione di un credito d’imposta (limitato a 80 milioni di euro) taglia-tasse per quegli enti che investiranno sulle attività finanziarie individuate dal Mef (si veda ItaliaOggi del 20 dicembre). La mozione in commento, però, va oltre. E, fra le altre cose, chiede all’esecutivo di procedere con l’eventuale “accorpamento delle Casse al fine di realizzare economie di gestione e modalità di impiego delle risorse più efficiente”. E il definitivo chiarimento dello “status giuridico delle casse anche alla luce delle recenti e ripetute decisioni in sede di giustizia amministrativa che hanno richiamato il carattere pubblicistico di tali enti”.
I prossimi interventi. Chiusa l’indagine del 2014 con l’invito al Comitato unitario delle professioni guidato da Marina Calderone a fare delle riflessioni critiche sul sistema pensionistico degli iscritti agli ordini, dunque, da gennaio inizierà una fase più specifica di indagine sul sistema della previdenza privatizzata. E non certo per tendere una mano a quegli enti che Di Gioia ha ricordato – riferendosi ad alcune indagini giudiziarie su presunte truffe ai danni degli iscritti – “hanno una situazione molto, ma molto, ma molto delicata”. A tal proposito, il presidente della bicamerale non ha tenuto nascosta l’opinione maturata in questi mesi sugli enti e sulla loro trasparenza nella gestione delle risorse. “Il problema vero”, ha sottolineato, “è che nessuno ce ne parla bene: i professionisti o hanno grandi difficoltà a parlarne o non credono al sistema di gestione dei risparmi. Ci sarà pure un motivo. Noi faremo delle nostre riflessioni ma ci piacerebbe che anche il Cup ci facesse pervenire una serie di riflessioni. Perché non basta dirsi che c’è il problema delle aliquote, dello status privatistico, della volontà delle casse di investire nell’economia reale. L’abbiamo sentito tante volte, tanto che si è deciso di investire il 70% all’estero e il 30% qui in Italia”.