La difficile crisi del rublo

Geminello Alvi per AGI

Nelle due settimane che hanno preceduto il 26 dicembre per le riserve della banca centrale della Federazione Russa si e’ verificato il decremento piu’ veloce dall’inizio della crisi del rublo. E le riserve totali sarebbero in un anno scese al di sotto dei $400 miliardi.

Considerato che il Cremlino ne ha gia’ impegnata una certa parte per sostenere l’economia nel 2015, e che il debito estero delle societa’ russe e degli enti statali ammonta a $654 miliardi, l’adeguatezza delle riserve della banca centrale inizia quindi a preoccupare alcuni analisti. La Russia entra in questa crisi con un leverage di molto peggiore rispetto al 2008, percio’ Tatiana Tchembarova di BNP giudica sul Telegraph la situazione odierna piu’ grave di quella di sette anni fa, quando la Russia dovette spendere $170 miliardi per salvare banche e imprese. Rispetto ad allora oggi le sanzioni ostacolano infatti il rifinanziamento del debito in scadenza.

Peraltro secondo alcuni scenari il PIL potrebbe contrarsi di almeno un 4% quest’anno, se il calo del petrolio si assestasse a $60. E anche la decisione controversa della banca centrale di aumentare i tassi di 9.5% a 17% nel mese di dicembre non ha migliorato il quadro. Ancora BNP Paribas afferma che ogni aumento dei tassi di un punto taglia dello 0,8% il prodotto interno dell’anno successivo.

E il Telegraph riporta pure la stima di IIF, per cui il crollo del petrolio potrebbe lasciare la Russia con un deficit in current account al 3.5%, e una linea di pericolo si verificherebbe sulla soglia dei $330 miliardi di riserve. Peraltro i costi per interessi sul debito in valuta forte sono esplosi e non v’e’ dubbio che cedimento del rublo e crollo del prezzo del petrolio siano finora andati di pari passo Ma va anche rammentato come alcune stime russe si aspettino invece il petrolio in recupero nella seconda meta’ del 2015, e oscillante tra $70 e $75. E resta pur sempre il fatto che con un eventuale stabilizzarsi del prezzo del petrolio le azioni russe oggi pesantemente svalutate potrebbero riprendersi e premiare gli investitori. Ma soltanto una composizione internazionale della crisi ucraina aiutera’ la fine della crisi; le sanzioni vi hanno introdotto un elemento di gravita’ che complica ogni soluzione.