Mps, tra ventilati cambi al vertice e strategie future
da Corriere di Siena
Quale futuro in Banca Monte dei Paschi nel 2015? Non c’è solo la questione legata alla fusione per salvare l’Istituto di credito dopo l’aumento di capitale da 2.5 miliardi di euro e la volatilizzazione del titolo che negli ultimi sei mesi ha perso l’80% (oggi vale 0.4983 con un nuovo record storico negativo), a tenere banco anche le poltrone di presidente e direttore generale. Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, giunti a Siena per sostituire Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, sembrerebbero ai titoli di coda. A sostenerlo il Corriere di Siena nell’edizione di sabato scorso e adesso, a conferma, anche fonti finanziarie vicine al Fatto Quotidiano che sostiene come sul cambio al vertice “peserà il voto del patto di sindacato sul 9 per cento del Monte firmato a marzo fra la Fondazione Mps, oggi presieduta da Marcello Clarich, e i soci sudamericani Btg Pactual e Fintech. Il contratto prevede, tra l’altro, che l’ente possa scegliere il candidato da proporre come presidente e i due partner l’amministratore delegato. Con il reciproco consenso delle altre parti. Ovvero con veti incrociati per blindare il meccanismo di nomine congiunta dei futuri vertici”.
Certo è che, al contrario, l’eventuale conferma dei vertici Mps, a partire dal presidente Profumo, sarebbe vista come un segnale di continuità nella gestione. Concluso l’aumento di capitale, si tratterà poi di capire se Mps si orienterà o meno verso un’aggregazione.
In conclusione, se sarà poi confermata l’indiscrezione che sta prendendo piede, ovvero l’idea di cedere la banca on line Widiba (lunedì gli verrà conferita la rete di 650 promotori del gruppo), le novità potrebbero aumentare e a cui, sempre secondo fonti finanziarie, potrebbe aggiungersi la sostituzione del capo dell’area territoriale Centro e Sardegna di Mps, Fausto Mecatti.
In attesa del via libera della Banca Centrale Europea al capital plain presentato da Mps sono in vista anche probabili maxi accantonamenti emersi in sede di asset quality review nel quarto trimestre di quest’anno. Su 4,2 miliardi di euro di rettifiche complessive emerse, nei primi nove mesi di quest’anno l’istituto senese ha già registrato 1,1 miliardi, cioè tutto l’impatto derivante dalla credit file review. Nel quarto trimestre potrebbero quindi venire rilevati altri 3 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi dalle proiezioni statistiche dei risultati della credit file review e 1 miliardo su crediti performing.