L’identikit di Palazzo Chigi per l’accordo sul Colle: “È un ruolo tutto politico, serve un nuovo Pertini”

Meno chance per i tecnici, frecciate a D’Alema e Fitto: “Ostruzionismo sull’Italicum? Siamo esperti di canguri”

Francesco Bei per Repubblica

Non è dato sapere se l’ottimismo gli derivi dai segnali riservati in arrivo dai Cinque Stelle o dal dialogo mai interrotto con Berlusconi. Fatto sta che Renzi è convinto di poter portare a casa un capo dello Stato con una maggioranza larghissima, che metta insieme potenzialmente “Grillo e Berlusconi”. O comunque che renda molto difficile a entrambi sottrarsi all’investitura comune. Nei pochi indizi disseminati ieri nella conferenza stampa di fine anno, il premier in fondo ha lasciato trasparire quale sia il suo “sogno”, il risultato che lo legittimerebbe come king maker di un presidente della Repubblica “attorno al quale si coaguli la maggioranza prevista dalla Costituzione e l’affetto di tutti gli italiani”. Nemmeno nelle conversazioni con i suoi Renzi si lascia mai sfuggire un nome, semmai un identikit di una figura altamente condivisa. “Servirebbe, in questo momento di crisi, un nuovo Pertini”, l’hanno sentito dire.

Un profilo ambizioso, che porterebbe a escludere figure tecniche e pure politici di primo piano del presente o del recente passato. “E’ evidente – ha ribadito ieri nell’auletta dei gruppi davanti a un centinaio di giornalisti – che il Presidente della Repubblica deve assolvere a funzioni tipicamente politiche con la “P” maiuscola”. Un passaggio che, riferiscono i suoi, sarebbe sbagliato interpretare come una stroncatura preventiva di un Padoan o di un altro tecnico. E tuttavia una prima scrematura sembra sia stata compiuta. Nessun problema di franchi tiratori, al momento opportuno, cioè dal quarto scrutinio, Renzi è certo che non mancherà la maggioranza assoluta. “Ci sono i numeri per eleggere il Presidente della Repubblica se e quando avverrà il passaggio necessario”. E sbaglia quindi il dem Ugo Sposetti che aveva paventato un raddoppio di franchi tiratori, fino a 200, rispetto ai 101 che impallinarono Prodi. “Non la penso come lui”, taglia corto il premier.

Poi, nella conferenza stampa, si chiude a riccio, non vuole partecipare “al giochino dell’Indovina Chi?”. Eppure un paio di sassolini non rinuncia a toglierseli. Uno contro la minoranza interna che lo critica per il rapporto preferenziale con Berlusconi. Facendo la storia delle varie elezioni al Colle, Renzi perfidamente ricorda che proprio Massimo D’Alema “era stato candidato dal direttore del Foglio, direttore di un giornale di proprietà della famiglia Berlusconi. Quella proposta non passò e alla fine il centrosinistra scelse Napolitano”. Vale a dire nessuno è vergine rispetto al rapporto con il Caimano. E’ quindi “del tutto fisiologico che Fi possa stare (senza diritto di veto che non ha nessuno, neanche il Pd) al tavolo per l’elezione del Presidente della Repubblica con il suo capo Berlusconi, che non voto io ma qualche milione di italiani”.

L’altra frecciatina la scaglia contro Raffaele Fitto e i vari ribelli di Forza Italia ostili al patto del Nazareno. A tutti loro il premier ricorda un’ovvietà, ovvero che “se qualcuno pensa che possa esistere Forza Italia senza Berlusconi, auguri. E’ una valutazione che nemmeno ai teorici del girotondismo più puro può venire in mente”. Il gancio gli consente di passare al tema dell’Italicum e anche qui si registrano un paio di novità. Prima di tutto la chiusura netta a qualsiasi ipotesi di rimettere in discussione i 100 capilista bloccati, come gli chiede la minoranza dem. L’Italicum di fatto è “un Mattarellum con preferenze”. Mostrando un fac-simile di come potrà essere la scheda una volta approvata la nuova legge elettorale, il premier ha negato che ci possa essere problemi di costituzionalità della legge. Chiudendo quindi all’altra richiesta della minoranza di sottoporre l’Italicum in via preventiva al giudizio della Corte: “Il candidato di quel collegio lì è chiaramente riconoscibile in più c’è lo spazio per mettere due preferenze, un uomo e una donna. Io lo trovo un meccanismo di una semplicità impressionante”. Nessun timore per le migliaia di emendamenti annunciati dal leghista Roberto Calderoli: “Siamo grandi esperti di canguri”, dice ricordando la tecnica di saltare a piè pari emendamenti simili. Nessuna contrarietà “alla clausola di salvaguardia sui tempi di entrata in vigore” della nuova legge elettorale, “però arriva alla fine”.