Jobs act, Renzi: estensione a pubblico impiego “senza senso”
Paolo Biondi per Reuters
Il premier Matteo Renzi ha detto di aver proposto lui stesso di escludere la citazione del pubblico impiego dall’applicazione della nuova legge sul mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs Act, “perché non aveva senso”.
“Ho proposto di togliere quella norma perché non aveva senso in un provvedimento che parlava di altro” visto che il Parlamento è già impegnato ad esaminare la riforma della Pa, la cosiddetta riforma Madia, ha detto Renzi rispondendo a una domanda nel corso della conferenza stampa di fine anno.
“Inserire una norma [che citava anche il pubblico impiego]sarebbe stato non corretto”, ha detto il premier, motivando la decisione sia con la ragione che i dipendenti pubblici vengono normalmente assunti con concorso sia per il rischio di un eccessivo ricorso alle cause di lavoro.
“Andava cambiato il regime dei lavoratori privati e lo abbiamo fatto, punto. Sul pubblico impiego la questione viene affrontata dentro il [provvedimento elaborato dal ministro della Funzione pubblica Marianna] Madia”, ha detto ancora Renzi, spiegando che comunque intende modificare in senso restrittivo le regole per i dipendenti pubblici.
“Io sono uno di quelli che crede che vada cambiato il sistema pubblico, ma non esattamente come nel Jobs Act: abbiamo eliminato lo scarso rendimento (come causa di licenziamento) per i lavoratori privati, ma non vuol dire che non si possa prevedere per il pubblico impiego”.
“Si può anche immaginare che per il ricorso al licenziamento abbiano un ruolo maggiore i giudici”, ha aggiunto Renzi.
Mercoledì scorso, 24 dicembre, il consiglio dei ministri ha approvato infatti il primo decreto delegato in attuazione della riforma del lavoro.
Secondo il decreto, per i nuovi assunti a partire dal 2015 in caso di lite sul licenziamento non ci sarà più la conciliazione obbligatoria presso la Direzione territoriale del lavoro (conciliazione che varrà ancora per i vecchi assunti). Il datore di lavoro, in caso di procedura volontaria di entrambe le parti, potrà offrire mediante assegno circolare una somma pari a un mese di stipendio per ogni anno di anzianità, da un minimo di 2 a un massimo di 18, per rinunciare all’eventuale causa.