Latest news: Male petrolio, rublo e Cina. Partono in negativo le Borse

Il rimbalzo dei listini europei dura poco. Il rublo ha toccato nuovi minimi storici costringendo la Banca centrale russa al maggior intervento dal 1998, ma non basta. Continua il calo del greggio, con il Brent sotto 60 dollari. Il manifatturiero cinese ai minimi da sette mesi, male i Pmi di Germania e Francia. Wall Street ha proseguito il trend negativo, ancora una giornata di ribassi (-2%) a Tokyo: il Nikkei ai minimi da un mese e mezzo

Raffaele Ricciardi per Repubblica

La rotta delle quotazione del greggio e la pericolosa svalutazione del rublo hanno portato a un intervento inatteso della Banca centrale russa, che ha mosso i tassi della misura maggiore dal 1998, quando di fatto ci fu il default di Mosca sul debito. L’Istituto centrale ha deciso di portare il costo del denaro dal 10,5 al 17 per cento, generando un rimbalzo immediato della divisa russa che però ben presto si è disperso nel vuoto. Il rublo è tornato così a perdere colpi nei confronti di euro e dollaro, crollando di nuovo a 77,3 verso la moneta unica e a 62 sul biglietto verde (i cambi in diretta). Non si arresta neppure la caduta del prezzo del petrolio: per la prima volta dal luglio del 2009 il Wti scivola sotto i 55 dollari al barile e il Brent sotto i 60 dollari (le quotazioni).

La Banca centrale di Mosca, che ha già speso 80 miliardi di riserve nel tentativo di difendere il rublo, con il sesto rialzo dei tassi da marzo ad oggi spera anche di frenare l’inflazione. Ma secondo gli analisti, l’economia russa non sarà in grado di sostenere a lungo questo livello di tassi, perché già colpita pesantemente dalle sanzioni occidentali che hanno seguito la guerra in Ucraina, oltre che dallo stesso calo del valore del petrolio e dalla massiccia fuga di capitali, oltre 100 miliardi di dollari. “Questa mossa simboleggia la resa” del tentativo di sostenere “la crescita economica in nome del preservare il sistema finanziario”, spiega a Bloomberg il gestore Ian Hague. In ogni caso, “è la mossa giusta da fare, e non era facile farlo”.

In questo clima di forte instabilità, le Borse europee provano a rimbalzare in apertura di seduta, ma ben presto cambiano segno anche sotto il peso dei dati negativi provenienti da Francia e Germania. Anche ieri, d’altra parte, la giornata era cominciata con un sostanziale equilibrio, salvo poi virare in profondo rosso con l’operatività degli investitori Usa e il nuovo scivolone del petrolio. In ogni caso, Piazza Affari cede ora l’1,3% sotto il peso delle banche, con Mps e Bpm che passano anche in sospensione. Tra gli altri titoli tricolori, gli occhi tornano su Fca, che ha riportato un +3,7% delle immatricolazioni in Europa a novembre, contro il +1,4% del mercato. Anche le altre Borse europee si tingono di rosso: Londra -0,1%, Francoforte e Parigi -0,5%.

Come accennato, dal fronte macro arrivano indicazioni deboli sui Pmi manifatturiero, dei servizi e composito nell’Eurozona. In Germania, ad esempio, l’indice scende a sorpresa a 51,4 punti, deludendo le aspettative degli analisti per un rafforzamento a 52,3 punti. Pesa soprattutto la componente dei servizi. Un valore superiore a 50 indica un’espansione della produzione, mentre un livello inferiore del Pmi indica una contrazione dell’economia. Anche in Francia non vengono centrate le attese, con il Pmi manifatturiero in calo ulteriore a 47,9 punti. A differenza della Germania, però, i servizi permettono all’indice generale transalpino di risalire ai massimi da quattro mesi a 49,1 punti. In agenda c’è anche la bilancia commerciale, tanto italiana quanto europea, e l’inflazione della Gran Bretagna. Intanto, la produzione manifatturiera della Cina ha rallentato in dicembre, secondo i dati provvisori diffusi oggi dalla Hong Kong and Shanghai Banking Corporation (Hsbc). L’indice Pmi si stabilizzerà sul 49,5, il livello più basso dal mese di maggio, quando aveva segnato il 49,4.

Male, in mattinata, la Borsa di Tokyo: a 48 ore dalle elezioni giapponesi l’indice Nikkei ha chiuso in forte perdita al minimo da sei settimane e mezza. Anche la Piazza nipponica è spinta in basso dal crollo del prezzo del petrolio, che per gli investitori è sintomo di un rallentamento della crescita globale, che non potrà non avere effetto sulle esportazioni nipponiche. Di contro, lo yen e i bond governativi nipponici sono cresciuti di valore perché considerati nel ristretto lotto dei beni rifugio. Il Nikkei ha ceduto il 2,01% e chiuso a quota 16,755.32. Nel complesso, l’indice Msci Asia Pacific tratta ai minimi da due mesi. Discorso opposto per Shanghai, che continua a macinare record e chiude sui livelli massimi da aprile 2011.

Avvio di seduta in rialzo questa mattina per l’euro nei confronti del dollaro, dopo i primi scambi sui mercati valutari internazionali. La moneta unica, infatti, viene scambiata a quota 1,2454 nei confronti del biglietto verde americano, rispetto alla valutazione di 1,2435 fatta segnare alla chiusura indicativa di Wall Street di ieri. Per quanto riguarda, invece, il cambio con lo yen, la divisa europea passa di mano oggi a 146,08 contro i 146,40 dell’ultima rilevazione. Lo spread tra Btp e Bund apre stabile a 137,9 punti con il rendimento del decennale italiano poco sopra il 2%.

Ieri Wall Street ha archiviato in calo una seduta volatile proseguendo sulla strada della settimana scorsa, la peggiore del 2014 e la prima in ribasso dopo sette in rialzo. Ancora una volta a pesare è stato lo scivolone del greggio; i fari sono ora puntati sul Federal Open Market Committee (Fomc), il braccio di politica monetaria della Fed che oggi dà inizio alla riunione che terminerà domani. Sono attesi riferimenti non solo sulla tempistica con cui potrebbe iniziare ad alzare i tassi di interesse nel 2015 ma anche sul tonfo del petrolio. Arrivato a muoversi di oltre 300 punti in entrambe le direzioni, il Dow Jones ha perso alla fine lo 0,58%, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,63%, il Nasdaq l’1,04%. Oggi gli investitori attendono i dati sull’avvio di nuovi cantieri in novembre e l’indice manifatturiero Pmi di dicembre.